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GOSSIP INTERNAZIONALE

Venezia prova a far ripartire il cinema

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La Mostra di Venezia si aprirà con “Lacci” di Luchetti, cercando di rimettere in moto un macchina che è ferma da mesi. L’accordo storico Universal-Amc cambierà il mondo del cinema

Un operaio è visto davanti all’ingresso del Palazzo del Cinema a Venezia. REUTERS/Alessandro Bianchi

Sale chiuse, programmazione ferma, titoli rimandati. I mesi di lockdown in Italia, come nel resto del mondo, hanno accelerato e reso sempre più esteso il fenomeno delle serie e delle piattaforme. Se in Francia dopo il lockdown sono stati staccati quasi 900mila biglietti, in Italia sono passati al box office non più di 35mila persone. Risultato anche del fatto che in Francia hanno riaperto il 90% delle sale, mentre in Italia il 15%. Spesso non si riapre anche perché non ci sono titoli, e non ci sono titoli perché i produttori aspettano tempi migliori.

De Laurentis, ad esempio, ha deciso di rinviare l’uscita del nuovo film di Verdone. “E pensare – spiega Roberto Cicutto, nuovo Presidente della Biennale di Venezia (dopo una vita da produttore, Leone d’Oro nell’88 con La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi) – che l’anno non era cominciato affatto male, trainato anche da film come quelli di Zalone (46 milioni di incasso) o di Garrone; ma il Covid ha bloccato tutto con danni di miliardi”. Ora, la 77ᵃ edizione della Mostra di Venezia si aprirà il 2 settembre con la proiezione di Lacci di Daniele Luchetti, cercando di rimettere in moto un macchina che da mesi è ferma.

A Venezia arriveranno meno star soprattutto dagli Stati Uniti. Il red carpet non sarà quello solito ma, tiene a precisare Cicutto, “verranno pur sempre presentati oltre 60 film in anteprima mondiale, in un concorso tutto al femminile con otto registe”. Il tutto in un clima di prudenza e sicurezza per la salute: monitoraggio in otto ingressi della temperatura, esame dei titoli di accesso, sia badge per gli accrediti che biglietti, conferenze stampa in streaming, biglietteria solo on line, distanziamenti nelle sale, ma pur sempre 4500 posti a sedere con le due nuove arene predisposte (invece dei normali 6mila). Cicutto ricorda tuttavia che “il 50% del lavoro lo facciamo noi con le misure di controllo, ma l’altro 50% lo deve mettere il senso di responsabilità degli spettatori e delle persone che parteciperanno alla Mostra”.

Una vera prova del fuoco la Mostra di Venezia, che dovrà saggiare la tenuta di un settore in rapido mutamento. Così come per molte altre attività, anche nel cinema il Covid ha accelerato in maniera esponenziale un fenomeno che già era emerso con forza, ossia la prevalenza delle serie tv e delle piattaforme streaming (Netflix e Amazon Prime) sui film presentati in sala.

Ma la vera novità arriva – come sempre – dagli Stati Uniti, dove un mese fa una major come Universal ha chiuso un accordo storico con la Amc Theatres, la più grande catena americana di esercenti che in Italia detiene la proprietà del gruppo Odeon Uci Cinemas. L’accordo prevede che i film Universal possano essere distribuiti in PVOD – ossia sulle piattaforme – appena 17 giorni dopo la loro uscita nelle sale. Basti pensare che oggi il margine attuale è di 90 giorni. Universal riconoscerà agli esercenti una piccola parte dei mancati guadagni futuri in modo che gli incassi provenienti dallo streaming saranno in parte condivisi con le sale. Ma si apre uno scenario in cui le sale serviranno solo come “vetrina” per lanciare prodotti da utilizzare poi nello streaming casalingo.

La Presidente della Universal Filmed Entertainment Group, Donna Langley, ha spiegato così l’accordo: “L’esperienza cinematografica rimane centrale per il nostro lavoro. Questa collaborazione è motivata dal desiderio di assicurare un futuro all’ecosistema della distribuzione cinematografica e di andare incontro alle richieste dei consumatori in modo flessibile e con varie opzioni”.

@pelosigerardo

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