Muore Khushwant Singh ed è stato un peccato non conoscerlo prima


Quando ieri mattina ho visto in tutti nastri di breaking news dei siti indiani annunciare la morte del grande scrittore e giornalista Khushwant Singh, seguita da pioggia di condoglianze sui social network e tra amici esperti davvero di India, mi son reso conto di non avere la più pallida idea di chi fosse. Poi ho letto qualcosa e me ne sono pentito amaramente.

Quando ieri mattina ho visto in tutti nastri di breaking news dei siti indiani annunciare la morte del grande scrittore e giornalista Khushwant Singh, seguita da pioggia di condoglianze sui social network e tra amici esperti davvero di India, mi son reso conto di non avere la più pallida idea di chi fosse. Poi ho letto qualcosa e me ne sono pentito amaramente.

Khushwant Singh è morto ieri nella sua residenza di Delhi alla veneranda età di 99 anni. Dalle foto pareva un omone barbuto, un modello estetico perfetto per i fedeli Sikh tra i quali lo scrittore si annoverava ripulendo la definizione dall’onere religioso, dichiarandosi sì Sikh, ma agnostico.

Stamattina ho letto il leggibile tra i numerosi coccodrilli e saggi ripubblicati per l’occasione e non ho intenzione di fare finta di conoscere l’opera del grande Khushwant Singh – noto in particolare per la novella “Train to Pakistan” sulle violenze della Partition del 1947 e in generale per il suo stile dissacrante, schietto e diretto – ma preferisco segnalarvi qui sotto dei bei pezzi, in inglese, che mi hanno fatto innamorare immediatamente del personaggio.

Lo storico Ramachandra Guha, ad esempio, 14 anni fa aveva pubblicato un saggio su Singh sul domenicale del The Hindu e oggi è stato riproposto su Outlook India. Ne estrapolo qui sotto una parte che spero possa stuzzicare il vostro interesse, un episodio che vede protagonista Khushwant Singh durante la sua residenza di un mese a Villa Serbelloni, sul Lago di Como.

In the summer of 1970, Khushwant Singh took a month’s leave from editing the Illustrated Weekly Of India. He had been awarded a fellowship by the Rockefeller Foundation, to be spent in the estate they own on a hill overlooking Lake Como in northern Italy. The Vila Serbelloni, as those who have been there know, is a sensuously beautiful place to live a month in. Or a week, or a day. The food is good, the wine better, the views out of this world. Between meals, one might walk through the pines, or admire the garden, or drink coffee in a cafe by the waterfront. When the Foundation invites a writer here he is not even expected to write.The one thing the estate lacks is a tennis court. For Khushwant Singh, who had played two sets in a colonial club every morning of his life, this was a real, and unanticipated, hassle. Reluctantly, he decided to make do with a daily swim instead. Clad only in the mandatory kachchha, he would, after an early breakfast, walk down the hill and breast his way across the lake. Then, his abundant hair hung out to dry, his kada glistening in the mid-morning sun, he would climb the hill on the other side. In time he would return, get into the water once more, and swim back to the Villa Serbelloni.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img