Murder music – Il canto dell’omicidio


Prima dell’invenzione della cronaca nera si cantavano le murder ballads. Narravano di crimini violenti e cruente punizioni, e qualche volta instillavano nell’ascoltatore umana compassione per l’assassino oltre che per la vittima.

Prima dell’invenzione della cronaca nera si cantavano le murder ballads. Narravano di crimini violenti e cruente punizioni, e qualche volta instillavano nell’ascoltatore umana compassione per l’assassino oltre che per la vittima.

 

KNOXVILLE GIRLThe Louvin Brothers
Di questa ballata incisa negli anni ’50 si possono rintracciare i precedenti in un poema d’epoca elisabettiana. E’ la storia di un femminicidio, si direbbe oggi. Nella prima strofa un tizio incontra una ragazza e la porta a passeggiare una domenica sera. Nella seconda strofa questo tizio prende un bastone, uccide la ragazza e la getta nel fiume. Nessuno può evitargli di finire i suoi giorni in una “vecchia cella sporca” perché ha ammazzato “la ragazza che amava”. Ma perché lo ha fatto?
Per gli studiosi di murder ballads ogni incomprensibile violenza sulla donna che il protagonista dice di amare nasconderebbe il terrore della sessualità femminile agli occhi dei maschi. Di questo connubio perverso tra sesso e peccato il duo country dei Louvin Brothers fu tra gli interpreti più scatenati nell’America degli anni ’50. Erano ferventi battisti e capaci di intitolare un disco intero all’incombente minaccia di Satana, ma alcolizzati, violenti e sciupafemmine. Ira Louvin morì in un incidente stradale insieme alla sua quarta moglie lo stesso giorno che la polizia lo stava cercando per metterlo in galera, colpevole di guida in stato d’ebbrezza.

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