spot_img

Nato: l’ingresso della Svezia diventa un caso


Il Primo Ministro svedese Ulf Kristersson confida che la Turchia approvi la sua domanda di adesione alla Nato ma non può soddisfare tutte le richieste che Ankara ha fatto finora

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

Le parole del Primo Ministro della Svezia Ulf Kristersson non lasciano intendere prospettive rapide per l’ingresso del suo Paese nella Nato, che con l’invasione della Russia in Ucraina ha abbracciato le istanze del Patto Atlantico e l’intenzione di unirsi all’alleanza nord atlantica. I problemi, come raccontato nel corso degli ultimi mesi su eastwest, nascono dal bisogno dell’approvazione all’unanimità della candidatura, con Turchia e Ungheria che ancora non hanno ratificato l’ingresso di Svezia e Finlandia.

Nello specifico, Ankara ha posto una serie di requisiti legati a personalità curde presenti in Svezia e all’atteggiamento di Stoccolma nei confronti del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan ritenuto movimento terrorista dal Governo turco. La Turchia chiede l’estradizione di personaggi politici vicini al PKK e, come si evince da un documento pubblicato da Reuters, cooperazione militare, l’eliminazione dell’embargo sulle armi e maggiore attenzione alle preoccupazioni di sicurezza del Paese.

La strada verso l’accesso alla Nato di Svezia e Finlandia sembrava spianata, ma secondo il Pm Kristersson sono presenti ancora ostacoli non indifferenti. “La Turchia conferma che abbiamo realizzato quanto abbiamo promesso, ma vuole anche quello che non possiamo dar loro, e non glielo daremo. La decisione ora è nelle mani della Turchia”. Kristerrson ha aggiunto che è impossibile sapere se il Paese ratificherà l’application svedese prima delle elezioni del centenario, storiche perché cadono proprio ad un secolo di distanza dalla nascita della Repubblica di Turchia.

Un evento politico ricco di storia che Recep Tayyip Erdoğan attende con ansia, visto che prima della guerra in Ucraina il suo partito, Akp, era dato indietro nei sondaggi. La situazione economica e la realtà inflazionistica turca non aiutano il Presidente, che però ha giovato nel 2022 della sua posizione di mediatore con la Federazione Russa di Vladimir Putin. Un’esposizione mediatica e un ruolo internazionale che ha saputo costruire sapientemente, in attesa di cogliere i dividendi alle urne.

L’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato rientra, dunque, in logiche non prettamente di difesa ma politiche. Per il Ministro degli Esteri della Finlandia, Pekka Haavisto, è improbabile che l’ok del Parlamento turco arrivi prima delle elezioni del centenario e ipotizza una nuova deadline al prossimo summit Nato di luglio, che si terrà a Vilnius. Sulla questione è tornato il segretario Generale Jens Stoltenberg, che si è detto fiducioso sui progressi. Il Segretario Generale lo scorso novembre si recò in Turchia per un faccia a faccia con Erdoğan, col Presidente che ha chiarito la sua insoddisfazione verso il processo di avvicinamento alla Nato di Svezia e Finlandia. Una situazione complessa e in divenire.

- Advertisement -spot_img