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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Russia: Navalny tra la vita e la morte

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Alexei Navalny, il principale oppositore di Putin, è stato ricoverato ieri per presunto avvelenamento. Sembra inevitabile puntare il dito contro il Cremlino…

Navalny ricoverato in terapia intensiva. Il leader dell'opposizione russa Alexei Navalny e sua moglie Yulia a Mosca, Russia, 11 dicembre 2018. REUTERS/Maxim Shemetov

Il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny e sua moglie Yulia a Mosca, Russia, 11 dicembre 2018. REUTERS/Maxim Shemetov

Alexei Navalny, il principale oppositore del Presidente Vladimir Putin in Russia, è stato ricoverato ieri in terapia intensiva per un presunto avvelenamento.

Le notizie certe, mentre scriviamo, sono poche. Ma i sospetti si sono immediatamente concentrati sul Cremlino: Navalny – già sopravvissuto a diversi attentati – non è infatti l’unico antagonista del regime russo a essere stato avvelenato, ucciso o silenziato negli ultimi anni. I due casi forse più noti sono quello della giornalista Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006, e quello del tentato omicidio della ex-spia Sergei Skripal nel Regno Unito, nel 2018.

A livello internazionale, la notizia del presunto avvelenamento di Navalny potrebbe ripercuotersi negativamente sui rapporti tra Russia e Unione europea, già tutt’altro che buoni. La distanza tra Mosca e Bruxelles è aumentata ulteriormente con la questione bielorussa.

La situazione in Bielorussia

Mercoledì l’Unione europea ha detto che non riconoscerà il risultato delle elezioni in Bielorussia del 9 agosto, che hanno riconfermato al potere il Presidente Alexander Lukashenko – in carica dal 1994 – con l’80% dei voti. Ma ci sono fortissimi dubbi che il risultato sia stato manipolato.

Da giorni in Bielorussia si susseguono grandi proteste contro Lukashenko, alcune delle quali sono state represse dalla polizia. Per tutti questi motivi – i probabili brogli elettorali e l’uso della violenza contro i manifestanti – l’Unione europea ha deciso di imporre delle sanzioni verso Minsk.

Si oppone però la Russia, alla quale la Bielorussia è strettamente legata – praticamente dipendente – sia sul piano commerciale che su quello politico: solo pochi giorni prima delle elezioni, Lukashenko aveva parlato di Putin come di “un fratello maggiore”.

Mercoledì il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato le altre nazioni di voler interferire negli affari bielorussi. È stata la Russia ad aver finora garantito la permanenza al potere di Lukashenko, e ha tutto l’interesse a continuare a mantenere Minsk all’interno della propria sfera di influenza. La Bielorussia è infatti “un elemento centrale del progetto eurasiatico coltivato da Mosca”, e ciò che vi accade “dipende strettamente da decisioni prese al Cremlino: Putin non mollerà la presa facilmente”, ha spiegato in un post sul suo profilo Facebook il ricercatore Luca Lovisolo.

La Bielorussia è importante per la Russia anche perché confina con tre Paesi membri della Nato: la Polonia, la Lituania e la Lettonia.

Le proteste in Russia

In Russia i movimenti di opposizione a Putin – come quello capeggiato da Navalny – si concentrano prevalentemente nelle grandi città, innanzitutto Mosca, e raramente riescono a coinvolgere le aree più periferiche del Paese (dove pure si protesta: basti pensare a quello che sta succedendo nella regione orientale di Khabarovsk).

Nonostante la lontananza geografica, le proteste di Khabarovsk preoccupano il Cremlino. È però improbabile che una mobilitazione ampia come quella che si è sviluppata in Bielorussia contro Lukashenko possa ripetersi in Russia contro Putin.

Alcuni sostenitori di Navalny – riporta l’agenzia Reuters – avevano tuttavia dichiarato di star seguendo le vicende bielorusse per trarne qualche insegnamento da replicare, eventualmente, in Russia.

@marcodellaguzzo

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