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Nelle scuole siriane fioriscono gli orti

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Dopo sei anni di guerra civile il problema del cibo in Siria è grave e gli aiuti internazionali non bastano. La FAO ha lanciato un’iniziativa per insegnare ai bambini a coltivare e aiutare le famiglie a liberarsi per quanto possibile dalla schiavitù dell’aiuto alimentare.

DAMASCO. In Siria i campi da gioco delle scuole si stanno trasformando in veri e propri orti di guerra. In questi terreni i bambini imparano a coltivare e poi raccolgono e mangiano melanzane, lattuga, peperoni, cavoli e cetrioli. La cucina tradizionale siriana è ricca di verdure, ma sei anni di guerra civile hanno obbligato gran parte della popolazione a cambiare radicalmente alimentazione. Oggi molti siriani sopravvivono grazie agli aiuti alimentari che ricevono dalle organizzazioni internazionali.

In Siria, secondo le Nazioni Unite, la disoccupazione è attualmente superiore al 50% e quasi il 70% della popolazione vive in povertà estrema, in quello che un tempo era un paese relativamente ricco.

“La crisi in corso in Siria ha un effetto devastante sull’alimentazione e, quindi, sulla salute di un’intera generazione di bambini.” Ha affermato Adam Yao, rappresentante della FAO in Siria.

I bambini sono i più vulnerabili alla malnutrizione in una crisi che può avere effetti gravi e duraturi sulla loro crescita e sul futuro sviluppo.

“La buona nutrizione è la prima difesa del bambino contro le malattie più comuni, è importante per i più piccoli essere in grado di condurre una vita attiva e sana.”

In questa difficile congiuntura l’Agenzia dell’ONU ha sostenuto una ventina di scuole primarie, sia nei territori controllati dal Governo sia in quelli in mano all’opposizione, nella realizzazione di campi coltivati di 500 metri quadrati in zone di guerra, come Aleppo, Hama, Homs, Idlib e le periferie di Damasco.

Il primo gruppo di scuole interessate all’iniziativa ha già raccolto un totale di 12 tonnellate di frutta e verdura. Nel prossimo futuro altre 35 scuole inizieranno a trasformare i loro campi da gioco in orto ad Aleppo e nelle zone rurali intorno a Damasco.

Fin dall’inizio della guerra il prezzo dei prodotti alimentari è aumentato, in conseguenza del crollo della produzione agricola, e il Paese si affida ora alle importazioni di alimenti per compensare le carenze. Il conflitto ha, però, reso difficile e costoso il trasporto delle merci, anche delle derrate alimentari.

In Siria 13,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Di questi, 7 milioni non sono in grado di soddisfare le loro esigenze alimentari di base.

Circa 5 milioni di siriani ricevono aiuti alimentari internazionali, ma non tutti i bisognosi possono essere raggiunti e il WFP (l’Agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti alimentari) ha dovuto ridurre la quantità di prodotti nelle forniture che garantisce alle famiglie, a causa della scarsità dei finanziamenti.

Le famiglie vulnerabili che possono essere raggiunte ricevono aiuti dalla FAO per coltivare cibo a casa, in modo da liberarsi per quanto possibile dalla schiavitù dell’aiuto alimentare.

“L’aiuto alimentare è molto importante, spesso vitale, ma dobbiamo combinarlo con il sostegno all’agricoltura familiare di base – ha detto ancora Adam Yao – in modo che la gente possa coltivare il proprio cibo e si liberi gradualmente dal bisogno degli aiuti alimentari.”

In un paese in cui più della metà della popolazione è stata obbligata ad abbandonare le proprie case e molti sono stati costretti, dall’evoluzione del conflitto, a spostarsi più volte, investire in agricoltura di base contribuisce a permettere alla gente in fuga di fermarsi il più a lungo possibile nelle aree dove hanno trovato rifugio.         

“L’agricoltura è diventata una speranza anche per molti che vivevano nei centri urbani, perché possono coltivare il proprio cibo e sopravvivere, anche nelle zone assediate.”

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