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New Delhi dopo Diwali è una camera a gas

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Domenica in tutto il paese si sono tenuti i tradizionali festeggiamenti di Diwali, il «Natale indiano», quando la luce dissipa le tenebre. I tradizionali botti di Diwali, che vengono esplosi incessantemente per tutta la serata di domenica, anche quest’anno hanno ottenuto l’effetto opposto alla simbologia della luce che sconfigge le tenebre, facendo calare sulla capitale una fitta coltre di smog e segnando il nuovo record negativo di una delle città più inquinate della Terra.

 Rifacendosi al poema epico Ramayana, a Diwali si celebra il ritorno a casa di Rama, sua moglie Sita e suo fratello Lakshman dopo un esilio di 14 anni, dopo aver sconfitto il demone Ravana. Per l’occasione si accendono delle candeline ad olio (diya) in casa, a simboleggiare le luci che i sudditi di Rama accesero per illuminare la via al sovrano di ritorno dall’esilio, e si sparano botti e petardi tutta notte per condividere con la comunità la gioia del momento. E come ogni anno, la mattina dopo Diwali – quest’anno, lunedì 31 ottobre – la città si sveglia in modalità camera a gas, con livelli d’inquinamento dell’aria da record.

Secondo le rilevazioni di questa mattina della centrale di monitoraggio dell’ambasciata statunitense, nel quartiere di Chanakyapuri – il cuore diplomatico e amministrativo della capitale – la concentrazione di Pm2.5 per metro cubo d’aria ha toccato quota 999. La soglia di salubrità, secondo gli standard internazionali, è 60.

I media nazionali, nei giorni scorsi, avevano anticipato che l’inquinamento per Diwali quest’anno sarà peggiore degli ultimi due anni a causa di condizioni metereologiche particolari: poco vento e umidità più alta del solito non permetteranno ai fumi dei botti di domenica di dissiparsi nell’aria.

La densità dello smog, nelle prime ore della mattinata, è stata così alta che sulla superstrada che collega New Delhi a Noida c’è stato un tamponamento a catena che ha coinvolto cinque automobili (nessun ferito) a causa della «zero visibility» di queste ore. Lo scorso anno l’Alta corte di New Delhi aveva descritto la città dopo Diwali come una «camera a gas».

Quest’anno, probabilmente a causa dello scontro tra esercito indiano e «terroristi pakistani» al confine col Kashmir che sta monopolizzando l’agenda politica e mediatica del paese, non ci sono stati appelli alla popolazione per festeggiamenti «green» di Diwali, sostituiti da ventate di nazionalismo che invitavano sui social network che invitavano a boicottare i petardi made in China per non sovvenzionare indirettamente il terrorismo pakistano dando soldi a un alleato di Islamabad. Il primo ministro Narendra Modi, in linea con la campagna militarista in corso nelle ultime settimane, la vigilia di Diwali durante il suo programma radiofonico Mann ki Baat in onda a scadenza mensile su All India Radio ha dedicato i festeggiamenti del Diwali 2016 alle forze armate indiane. Lo stesso Modi, per l’occasione, ha passato la giornata di Deepawali con le forze armate di stanza nel distretto di Kinnaur, in Himachal Pradesh.

Tra le metropoli indiane New Delhi è la bandiera nera dell’anno per l’inquinamento post Diwali e sulle pagine dei giornali di oggi si sprecano gli inviti alla popolazione a rimanere in casa, evitare esercizio fisico all’aperto e ridurre al minimo le ore di esposizione al traffico, preferendo l’uso dei mezzi pubblici. Particolarmente eloquente il paragone suggerito dal quotidiano Hindustan Times che, paragonando la concentrazione di Pm2,5 a New Delhi di quest’anno con quella di Pechino dell’anno scorso, indica: «In condizioni della qualità dell’aria simili la Cina dichiara l'”allarme rosso”. Se livelli d’allarme di inquinamento dell’aria proseguono per tre giorni consecutivi, la Cina incoraggia misure come la chiusura delle scuole, delle industrie e delle centrali elettriche, in aggiunta al razionamento del traffico automobilistico».

Le autorità indiane, al momento, non hanno diramato alcun allarme e secondo la stampa locale la situazione dovrebbe migliorare progressivamente nei prossimi due giorni.

@majunteo

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