Il presidente della Nigeria da tempo li ha dati per vinti, ma i jihadisti di Boko Haram rapiscono di nuovo delle studentesse. Se non verranno uccise come kamikaze sono destinate alla schiavitù, come le ragazze prese quasi quattro anni fa e mai più tornate a casa
Nel nord-est della Nigeria, ancora sotto attacco dei miliziani di Boko Haram, si è ripetuto quello che era accaduto nell’aprile 2014, quando gli estremisti islamici nel cuore della notte fecero irruzione nel dormitorio della scuola di Chibok sequestrando 276 ragazze.
Il nuovo rapimento si è consumato lunedì scorso nella scuola secondaria statale di avviamento professionale femminile situata nel villaggio di Dapchi, nello stato di Yobe, distante 270 chilometri da Chibok.
Secondo quanto riferito alla Reuters da fonti locali, i jihadisti nigeriani sono riusciti a rapire 91 studentesse, mentre altre agenzie di stampa, citando le dichiarazioni dei funzionari e dei media locali, avevano riportato che il numero di giovani sequestrate da Boko Haram era compreso tra 50 e 111.
Questa volta, però, la maggior parte delle ragazze rapite sono state tratte in salvo dall’esercito, che ieri sera ha reso noto di averne liberate 76, mentre due sono rimaste uccise in circostanze ancora imprecisate. Quindi nelle mani dei terroristi islamici rimarrebbero ancora 13 alunne dell’istituto femminile.
«Condivido l’angoscia di tutti i familiari delle ragazze ancora nelle mani dei terroristi e vorrei rassicurarli che stiamo facendo tutto il possibile per garantire il loro ritorno a casa», ha dichiarato ieri sera il presidente nigeriano Muhammadu Buhari. Da notare, che la polizia e il ministero dell’Educazione statale avevano inizialmente negato che le studentesse fossero state rapite.
Decine delle ragazze di Chibok ancora prigioniere
Le 76 giovani liberate sono state più fortunate della maggior parte delle loro 276 colleghe rapite quattro anni fa a Chibok. Cento delle quali hanno potuto riabbracciare le loro famiglie solo lo scorso settembre, comprese le 82 che erano state rilasciate il 6 maggio scorso nell’ambito di un controverso scambio di prigionieri tra il governo di Abuja e i terroristi. Altre 21 ragazze erano state liberate nell’ottobre 2016, in seguito alla mediazione svizzera e della Croce Rossa internazionale, qualcuna era stata ritrovata casualmente nel corso degli anni, circa cinquanta erano riuscite a fuggire la notte stessa del sequestro.
Ma un centinaio delle studentesse sequestrate a Chibok sono ancora nelle mani di Boko Haram. E in un video di 21 minuti in lingua hausa diffuso lo scorso 15 gennaio sul sito web Sahara Reporters, sono state mostrate 14 ragazze con alcuni bambini (vedi foto). Le giovani hanno dichiarato di essere le studentesse di Chibok e di non attendere il loro ritorno perché dove si trovano adesso sono felici. Aggiungendo che secondo il volere di Allah hanno trovato la vera fede.
Dopo il rapimento nella scuola di Chibok, la crudeltà di Boko Haram divenne nota in tutto il mondo. Una simile barbarie non poteva più essere ignorata e si diffuse allora un hashtag, #bringbackourgirls, che anche grazie all’intervento di Michelle Obama e del premio Nobel Malala Yousafzai, per qualche tempo rese le ragazze rapite oggetto di interesse mediatico.
Schiave sessuali, kamikaze e spose in contumacia
Secondo quanto emerso da numerose testimonianze di ragazze liberate o fuggite, i militanti di Boko Haram sfruttano sessualmente e schiavizzano le giovani rapite. Spesso le giovani sono costrette a sposare un terrorista senza nemmeno prendere parte al rito nuziale parte, perché il matrimonio è un fatto che non le riguarda.
Per le ragazze liberate è comunque difficile riprendere la quotidianità. Molte hanno bisogno di essere protette perché spesso vengono rifiutate o cacciate dai villaggi a cui si avvicinano per chiedere aiuto, poiché proteggerle implica il rischio di una razzia imminente.
Si ritiene che migliaia di donne siano state rapite da Boko Haram, molte delle quali rimangono in cattività e alcune di esse vengono costrette a immolarsi come kamikaze, come testimonia un recente rapporto realizzato da Sbm Intelligence, società di consulenza strategica specializzata sull’analisi della situazione socio-politica ed economica nigeriana.
Stando allo studio, che ha ricostruito nel dettaglio tutte le azioni del gruppo nel primo semestre del 2017, Boko Haram per compiere attacchi suicidi, ormai regolarmente coordinati, utilizza sempre più spesso giovani donne e ragazze, alcune delle quali potrebbero essersi votate volontariamente al martirio, ma si ritiene che la maggioranza sia finora stata costretta a compiere l’estremo sacrificio.
L’ultimo di questi episodi è avvenuto la sera del 16 febbraio, quando tre donne kamikaze si sono fatte esplodere nel mercato del pesce di Konduga, un villaggio a 35 chilometri da Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno, causando la morte di 19 persone e il ferimento di altre 70.
L’attacco e il rapimento di Dapchi suscitano molta incertezza sulle presunte difficoltà in cui verserebbe Boko Haram, specialmente mentre il presidente Buhari si ostina a proclamarne la sconfitta, come avvenuto lo scorso gennaio. Si potrebbe concludere, che continuando ad annunciarne la disfatta il governo nigeriano ne ha generato la rinascita.
@afrofocus
Il presidente della Nigeria da tempo li ha dati per vinti, ma i jihadisti di Boko Haram rapiscono di nuovo delle studentesse. Se non verranno uccise come kamikaze sono destinate alla schiavitù, come le ragazze prese quasi quattro anni fa e mai più tornate a casa