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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Usa, sanzioni sul Nord Stream 2

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Gli Stati Uniti impongono sanzioni sul gasdotto tra Russia e Germania. Insorge anche Bruxelles. Intanto, accordo sul gas tra Mosca e Kiev: positivo anche per l’Italia

La Germania ha accusato gli Stati Uniti di ingerenza nei propri affari dopo che l’amministrazione Trump ha imposto ieri alcune sanzioni nei confronti di tutte le aziende che collaboreranno con la compagnia energetica russa Gazprom alla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2. Anche la Russia e l’Unione Europea hanno criticato la decisione di Washington.

A causa delle sanzioni, la compagnia svizzera Allseas ha annunciato di aver sospeso la partecipazione ai lavori del Nord Stream 2, che sono però ad uno stato piuttosto avanzato e potrebbero concludersi verso i primi mesi del 2020. La Russia ha fatto sapere che continuerà a portare avanti il progetto.

Come accennato, il Nord Stream 2 è un gasdotto nel mar Baltico che collegherà direttamente Russia e Germania, permettendo dunque al gas russo di arrivare direttamente in territorio tedesco senza passare per l’Ucraina. Sia Berlino che Mosca vogliono che il progetto – dal valore di circa 10 miliardi di euro – venga completato perché vantaggioso per entrambi. Gli Stati Uniti, invece, considerano il gasdotto una minaccia alla sicurezza dell’Europa, che accrescerebbe così la sua dipendenza energetica dalla Russia: Washington preferirebbe che Bruxelles acquistasse piuttosto il gas naturale liquefatto americano.

Un altro Paese che si è sempre opposto al Nord Stream 2 è l’Ucraina, che temeva di venire estromessa dalla filiera di trasporto del gas russo e perdere pertanto i preziosi ricavi delle tasse di transito. Sempre ieri però è arrivata la notizia dell’accordo tra Gazprom e Naftogaz (la compagnia energetica ucraina): Mosca pagherà 2,6 miliardi di euro a Kiev per continuare ad assicurarsi il passaggio del proprio gas sul territorio ucraino fino alla fine del 2024, risolvendo anche tutte le dispute legali in merito.

La notizia del rinnovamento dell’accordo – che altrimenti sarebbe scaduto il 1° gennaio – è positiva anche per l’Italia, la cui domanda di gas dipende moltissimo dalle importazioni dalla Russia (il 44% del totale). Tutto il gas che arriva nel nostro Paese dalla Russia passa prima attraverso l’Ucraina: la chiusura di questa tratta, in caso di mancato accordo, avrebbe rappresentato un disastro per Roma.

@marcodellaguzzo

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