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Nota del direttore – I cacciatori di teste sono tornati


Gli editorialisti parlano di Medioevo, ma una migliore analogia storica è la Guerra dei Trent’anni.

Gli editorialisti parlano di Medioevo, ma una migliore analogia storica è la Guerra dei Trent’anni.
L’inaudita brutalità del nuovo Califfato che decapita non combattenti – operatori umanitari, giornalisti, donne – ha poco a che spartire con il legalismo medievale che diligentemente processava le streghe in tribunale prima di mandarle al rogo. I decenni di guerra che scossero l’Europa nel XVII secolo iniziarono con un conflitto religioso tra cattolici e protestanti, anche se da subito denaro e potere furono aspetti fondamentali. I contrapposti eserciti, nessuno capace di prendere il sopravvento, persero poi di vista i loro propositi morali e cominciarono a razziare e ammazzare senza freni. Misero a ferro e fuoco l’Europa centrale. Alcune zone ancora ne risentono. Non si può dire che abbia vinto qualcuno, ma persero in molti. Vinse invece la convinzione che i nemici non erano umani, solo oggetti da torturare e massacrare a piacere. Pensavamo che il male storico della decapitazione fosse stato superato, come la schiavitù dei neri.

Ci sbagliavamo.

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