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La crisi istituzionale e le altre notizie dall’Italia

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28 maggio 2018 – Le notizie della settimana in Italia

Poche ore fa si è consumata la più grave crisi istituzionale nella storia della nostra Repubblica…

GOVERNO, CONTE RINUNCIA

Ieri sera, la rinuncia di Giuseppe Conte ha segnato l’inizio dello scontro istituzionale più grave della nostra Repubblica. Il Presidente Mattarella usa la sua responsabilità forse anche oltre i limiti imposti dalla Costituzione ma per proteggere il paese e gli Italiani da un economista i cui limiti non sono soltanto nelle sue convinzioni anti-euro, ma – per chi ha avuto la ventura di conoscerlo, come me – stanno soprattutto nella sua mancanza di equilibrio, che ne fa un uomo non adatto a ricoprire un incarico così delicato nel contesto storico che stiamo vivendo. Non mi sentirei certamente rassicurato dalla sua eventuale responsabilità dell’economia del paese.
Ora si apre dunque una crisi gravissima, che prevede la formazione di un Governo di minoranza, a guida Cottarelli, che dovrebbe condurre il paese alle urne, a ottobre al più presto. O a febbraio, se dovesse riuscire a trovare i voti di parlamentari di buona volontà, per portare a casa la finanziaria. Vedremo…

ITALIA IN ROSSO

Questa settimana, l’agenzia Moody’s, che esegue ricerche finanziarie e analisi sulle attività di imprese commerciali e statali, ha comunicato di aver messo sotto osservazione il rating Baa2 dell’Italia per un possibile downgrade. Il fattore scatenante di tale osservazione è il rischio di indebolimento del bilancio e lo stallo delle riforme strutturali. Il rischio di un’uscita dell’Italia dall’Eurozona resta molto basso, tuttavia sono altre le preoccupazioni che traspaiono dal contratto di governo di Lega e M5S, che include costose misure per la riduzione delle tasse, senza una chiara proposta su come finanziarle. In attesa della formazione del nuovo governo, la Borsa di Milano questa settimana ha chiuso in rosso.

I mercati cominciano a fibrillare a seguito anche del record di numero di giorni registrato per la formazione di un Governo. Se si giurasse in settimana, torneremmo progressivamente alla calma, salvo si cada in una trappola che definirei “greca” (con dichiarazioni di guerra all’economia di mercato e al buon senso), dalla quale ne usciremmo solo con un sostanziale commissariamento della Troika, che ci riporterebbe auspicabilmente alla ragione…

@GiuScognamiglio

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