spot_img

Notte fonda a Kabul


Undici in meno di venti giorni: è questo il bilancio degli attentati dei talebani a Kabul nell'ultima parte del mese di novembre. Dati che richiedono una approfondita riflessione, e che intanto hanno spinto il capo della polizia afghana della capitale a rassegnare le proprie dimissioni (30 novembre).

Undici in meno di venti giorni: è questo il bilancio degli attentati dei talebani a Kabul nell’ultima parte del mese di novembre. Dati che richiedono una approfondita riflessione, e che intanto hanno spinto il capo della polizia afghana della capitale a rassegnare le proprie dimissioni (30 novembre).

 

Afghan security forces inspect the site of a suicide attack on a British embassy vehicle in Kabul, November 27, 2014. A suicide bomber struck the vehicle in Afghanistan's capital on Thursday and there are some casualties, a spokesman for the embassy in Kabul said. REUTERS/Omar Sobhani

Molti di questi attacchi hanno preso di mira obiettivi stranieri, un segnale della volontà dei talebani di ottenere il più ampio risalto mediatico possibile e di minare l’immagine del neonato governo di unità nazionale afghano.

L’ultimo attentato, domenica 30 novembre, ha colpito la guesthouse dell’organizzazione non-governativa Partnership in Academics and Development, provocando la morte di tre operatori sudafricani e di un afghano. Nei giorni precedenti, un attacco suicida aveva preso di mira il cuore del quartiere diplomatico, mentre un altro attacco aveva colpito un convoglio dell’ambasciata britannica. Kabul è stata in questi anni teatro di frequenti attentati, ma mai con la frequenza dell’ultimo periodo.

Il 2014 rischia di diventare l’anno peggiore, in termini di vittime, dall’inizio della missione internazionale nel Paese. Nei primi undici mesi dell’anno oltre 4.600 tra soldati e poliziotti afghani hanno perso la loro vita nella guerra – perché di guerra si tratta ormai – contro i talebani.

Il bilancio è molto grave anche per quel che riguarda le vittime tra i civili: oltre 1.500 nei primi sei mesi dell’anno, in aumento di circa il 17% rispetto allo stesso periodo del 2013. Oltre che a Kabul, i talebani hanno rafforzato la loro presenza in diverse zone nel Paese: non solo nel sud-est (tradizionale roccaforte del movimento), ma anche nel nord e nell’ovest dell’Afghanistan.

A meno di un mese dalla conclusione della missione ISAF (International Security Force Assistance), la situazione in Afghanistan appare tutt’altro che rassicurante, tanto da aver spinto il Pentagono a rivedere le regole d’ingaggio del contingente americano (circa 10.000 soldati, dagli attuali 24.000) che opererà in Afghanistan nell’ambito della missione “Resolute Support”, a partire dal primo gennaio 2015. Oltre che alle previste attività di addestramento delle forze di sicurezza locali e alle operazioni mirate contro membri di al-Qaeda, i comandi militari potranno usare le forze aeree e quelle terrestri anche a sostegno delle truppe afghane, in operazioni di contrasto contro le milizie talebane.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img