Nucleare iraniano: intervista a Roberto Toscano, ex ambasciatore italiano a Teheran


I colloqui di Vienna sono entrati in una fase estremamente delicata in cui si è discusso apertamente dei progetti di ricerca nucleare in Iran tra i negoziatori di Teheran, guidati dal ministro degli Esteri, Javad Zarif, e i cinque Paesi del Consiglio di Sicurezza Onu con la Germania (P5+1). 

I colloqui di Vienna sono entrati in una fase estremamente delicata in cui si è discusso apertamente dei progetti di ricerca nucleare in Iran tra i negoziatori di Teheran, guidati dal ministro degli Esteri, Javad Zarif, e i cinque Paesi del Consiglio di Sicurezza Onu con la Germania (P5+1). 

 

 

In questo momento a preoccupare gli iraniani è come verrebbero cancellate le sanzioni internazionali. Ora che il Congresso è a maggioranza repubblicana, dopo le elezioni di midterm, ogni decisione di cancellazione delle sanzioni, stabilita a Vienna, potrebbe non essere recepita da Washington. E così si è deciso per un’estensione della scadenza al prossimo giugno.

Toscano: «L’accordo è pronto ma manca la volontà politica»

Abbiamo discusso dei colloqui di Vienna in un’intervista con l’ex ambasciatore italiano a Teheran e editorialista de El País.

A che punto sono i colloqui a Vienna?

L’accordo è pronto al 95%, la paralisi ora è politica. L’accordo sul nucleare è veicolo di molto altro sia in politica estera che interna. Da una parte, è il passaggio obbligato per la normalizzazione delle relazioni con l’Iran. In politica interna, il presidente Hassan Rohani ha puntato tutto sull’accordo, attendendo la sigla dell’intesa prima di impegnarsi sulle richieste che vengono dalla società civile iraniana. Il fallimento dei colloqui segnerebbe la fine politica dei moderati. Invece, gli iraniani vogliono rompere l’isolamento. Vogliono essere riconosciuti come interlocutori, essere avversari e non nemici.

Come valuta la lettera inviata da Obama a Khamenei alla vigilia dei colloqui?

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