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Nuovo capitolo della censura made in China: Wechat


Lu Wei è un ex giornalista di Xinhua, l’agenzia di stampa ufficiale cinese (ed ex vice sindaco di Pechino), che dalla fine del 2013 è diventato direttore dell'ufficio generale del nuovo gruppo dirigente del partito sulla sicurezza internet, presieduto dal presidente Xi Jinping.

Lu Wei è un ex giornalista di Xinhua, l’agenzia di stampa ufficiale cinese (ed ex vice sindaco di Pechino), che dalla fine del 2013 è diventato direttore dell’ufficio generale del nuovo gruppo dirigente del partito sulla sicurezza internet, presieduto dal presidente Xi Jinping.

Update 15 marzo:

Secondo il South China Morning Post, i censori cinesi sarebbero stati una settimana negli uffici di Canton di Tencent, prima di procedere alla censura di numerosi account dell’applicazione di maggior successo in Cina. A WeChat sarebbe stata chiesta una forma di «auto censura».

In un documento di Lu Wei presentato ad un incontro a Londra nel settembre 2013, enunciava la necessità di un ordine dell’internet, concentrandosi su alcune caratteristiche, in linea con il concetto di armonia e mantenimento della stabilità. E proprio per queste necessità, a finire tra le sue grinfie è stata l’applicazione più popolare in Cina, Wechat.

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