O Varanasi o morte


La città sacra per antonomasia dell'induismo è destinata ad essere al centro delle attenzioni elettorali probabilmente più della capitale Delhi. Nella ex Kashi infatti, se tutto andrà come annunciato, potrebbero scontrarsi Narendra Modi e Arvind Kejriwal, le due personalità più strabordanti di questa campagna elettorale. Ecco perché scegliere Varanasi non è stato un caso.

La città sacra per antonomasia dell’induismo è destinata ad essere al centro delle attenzioni elettorali probabilmente più della capitale Delhi. Nella ex Kashi infatti, se tutto andrà come annunciato, potrebbero scontrarsi Narendra Modi e Arvind Kejriwal, le due personalità più strabordanti di questa campagna elettorale. Ecco perché scegliere Varanasi non è stato un caso.

 

La stampa indiana è piena di analisi e controanalisi riguardanti l’esito previsto delle elezioni, in un esercizio di informazione/lobbying dal quale è difficile separare l’analisi dal tifo, anche se velato. Ma la vicenda di Varanasi può essere presa ad esempio panindiano, un microcosmo dal quale l’esito del voto determinerà i destini nazionali proprio per l’altissimo valore simbolico e, in particolare, aritmetico che riveste.

Tutto è cominciato – come solito – dall’iniziativa di Narendra Modi, che la scorsa settimana ha velatamente fatto capire al resto del Bjp che intendeva candidarsi sia in Gujarat che a Varanasi (“mi candiderò a Varanasi, con la benedizione di Ganga” il fiume Gange che in India, oltre che essere femmina, è anche dea). L’annuncio è stato rivestito da una patina simbolico-religiosa notevole: Varanasi è uno dei centri più importanti del pellegrinaggio induista, un luogo sacro dove un buon hindu – se ne ha i mezzi – si fa trasportare in punto di morte per essere poi disperso nelle acque del Gange secondo il tradizionale rito purificatore (le pire lungo le sponde del fiume e il corpo lasciato in balia della corrente). Quindi candidare Modi, campione dell’Hindutva e idolo degli induisti più o meno estremisti, ha significato la ricerca di una sorta di legittimazione elettoral-religiosa: l’uomo forte simbolo dell’induismo che vince nella città sacra e a livello nazionale.

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