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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Oms-Cina: scontro per l’indagine sull’origine del Covid

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I tecnici dell’Oms sono riusciti ad arrivare in Cina per indagare sull’origine della pandemia dopo giorni di trattative. Ecco cosa è successo

Un’infermiera presso l’ospedale Tongji a Wuhan, provincia di Hubei, Cina, 3 settembre 2020. REUTERS/Aly Song

I tecnici dell’Organizzazione mondiale della sanità sarebbero già dovuti essere in Cina per una serie di analisi sullo sviluppo del virus Covid-19 nel Paese ma lo scorso 6 gennaio il Governo della Repubblica popolare non ha autorizzato il loro ingresso. La notizia è stata data direttamente dal Direttore Generale dell’agenzia Onu Tedros Adhanom Ghebreyesus, che si è detto deluso dal comportamento delle autorità di Pechino. Dopo giorni di trattative, è stato concesso al team internazionale di varcare il confine cinese e da oggi potranno svolgere le ricerche sull’origine della pandemia da coronavirus.

La Cina e l’Oms

Durante la conferenza stampa del 5 gennaio, Ghebreyesus ha espresso la sua frustrazione e quella dell’organizzazione da lui guidata rispetto all’impossibilità per gli scienziati di avviare la loro missione in Cina. “Sono stato in contatto con alti rappresentanti cinesi e ho ribadito ancora una volta che la missione è una priorità per l’Oms e il team internazionale. Sono stato rassicurato sul fatto che si sta lavorando alla velocizzazione delle procedure interne” per il dispiegamento della task force di esperti, ha detto il Direttore Generale.

Il capo delle emergenze del Who, Mike Ryan, ha affermato che un membro del team è tornato all’aeroporto di partenza dopo l’arrivo in Cina, mentre un altro si è spostato in una terza nazione. Secondo il responsabile delle emergenze, quello che è avvenuto potrebbe essere stato un problema prettamente logistico e burocratico che spera “possa essere risolto nel più breve tempo possibile”. Tanto è bastato, ça va sans dire, per creare un alone di mistero ulteriore su ciò che avviene nella Repubblica popolare rispetto alla gestione del Covid-19.

“L’Oms è stata corrotta dall’influenza della Cina. Gli investigatori dell’organizzazione non possono ancora avere accesso alla città di Wuhan a un anno dal primo caso riportato”, ha scritto Mike Pompeo su Twitter, in un periodo estremamente prolifico sul social network per l’uscente Segretario di Stato di Donald Trump. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha bollato le dichiarazioni di Pompeo come bugie, accusandolo di essere responsabile della “diffusione di virus politici”.

Lo sblocco dell’impasse

Lo stesso Lijian, rispondendo alla domanda dei giornalisti di RIA Novosti, ha dichiarato che a partire dalla giornata odierna “i tecnici dell’Oms arriveranno a Wuhan da Singapore”, chiudendo dunque la polemica sul blocco all’ingresso degli scienziati. “Il tracciamento dell’origine del Covid-19 è una questione scientifica che richiede studi meticolosi e attenti da parte degli esperti, senza giungere a conclusioni affrettate. Le congetture senza fondamento rischiano di rovinare il clima di normale cooperazione internazionale”, ha aggiunto il portavoce.

La Cina è da quasi un anno nell’occhio del ciclone, accusata da più parti di aver nascosto per settimane — prima della pandemia — la gravità della situazione. Questo ha portato all’impoverimento dell’immagine di Pechino tra l’opinione pubblica mondiale, che vede la Repubblica popolare come responsabile della diffusione del virus. Il lavoro degli Stati Uniti nell’evidenziare le responsabilità cinesi è stato efficace, con Trump che ha definito il coronavirus “virus cinese” ogni qual volta ne ha avuto modo, facendo sponda sulle altre questioni in atto tra le due superpotenze — su tutte, lo sviluppo della tecnologia 5G e TikTok.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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