La querelle commerciale Alibaba-Usa è la testimonianza delle gravi conseguenze della guerra avviata dal presidente degli Stati Uniti. Intanto in Europa, dopo il vertice di Salisburgo, il negoziato sulla Brexit continua a spingere il Regno Unito verso l’irrilevanza

Jack Ma, presidente di Alibaba. REUTERS/Aly Song
Jack Ma, presidente di Alibaba. REUTERS/Aly Song

Alibaba contro Trump

Alibaba cancella un milione di nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti. Jack Ma l'imprenditore simbolo della Cina contemporanea  e presidente del colosso dell'e-commerce Alibaba  ha dichiarato che non onorerà la promessa fatta al presidente americano Trump nel 2017 a causa della guerra dei dazi Usa-Cina. Il manager cinese aveva promesso di creare un milione di nuovi posti di lavoro in cinque anni grazie all’apertura delle piattaforme di Alibaba  a piccole e medie imprese americane, per la vendita di prodotti made in USA in Cina. Il presidente di Alibaba, che a Wall Street capitalizza 429 miliardi di dollari, ha cambiato rotta a causa dei nuovi dazi voluti da Donald Trump su quasi la metà dei beni importati dalla Cina. Si tratta di tariffe del 10 per cento, in vigore dal 24 settembre,  su 200 miliardi $ di import cinese. Le tariffe saliranno poi al 25 per cento dal primo gennaio del 2019, se Pechino non cambierà politiche commerciali.


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Nel suo ultimo discorso da presidente agli azionisti di Alibaba (dalla prossima settimana lascerà la carica operativa al suo delfino Daniel Zhang) Ma si è  rivolto agli Stati Uniti con toni accesi: “Potete vincere la battaglia ma perderete la guerra”,  ha detto il manager cinese, auspicando poi il rilancio del Wto e delle sue regole multilaterali.  La seconda ondata di dazi voluta da Trump mette la pietra tombale sui negoziati commerciali bilaterali tra Cina e Stati Uniti, che nei mesi scorsi hanno tentato inutilmente di lavorare a una soluzione diplomatica.

Dopo che negli ultimi 50 anni l’Occidente sta perdendo quote di ricchezza progressive a beneficio di altre aree del mondo, con the Donald perdiamo anche reputazione: consegnare al campione cinese Jack Ma l’autorevolezza della difesa del libero commercio è il colpo più duro per le nostre già sofferenti democrazie occidentali.

UNIONE EUROPEA - Brexit ancora in stallo

La leadership di Theresa May non è mai stata così debole. La premier  britannica è tornata dal vertice di Salisburgo con le pive nel sacco e pochissimo tempo per trovare una soluzione.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha bocciato l’accordo di uscita dalla Ue proposto da Londra, definendolo inaccettabile, il presidente francese Macron ha rincarato la dose, definendo i Brexiteers dei bugiardi. La Brexit dunque è in stallo. Le questioni più spinose rimangono quella del confine irlandese e dell’unione doganale (Downing Street vorrebbe le mani libere per negoziare accordi con Paesi terzi).

Lo spettro di un’uscita senza accordo ha pesato nei giorni scorsi sulla sterlina, che è arrivata a perdere l'1,5% sul dollaro e l'1,3% sull'euro. Il tempo stringe, ma intanto la premier inglese deve affrontare un altro negoziato difficile, cioè il congresso annuale del partito conservatore, altra prova che si annuncia durissima. I giornali inglesi hanno pubblicato nei giorni scorsi un memorandum che circola in parlamento, con i nomi dei conservatori candidati a rimpiazzarla in caso fosse sfiduciata. Certo un ribaltone nel governo e nel partito potrebbe rendere inevitabili nuove elezioni, il cui esito sarebbe quantomeno incerto. La deriva verso una dimensione da piccola Singapore continua lentamente ma inesorabilmente: Londra non ha alcuna speranza di uscire dal cul de sac nel quale si è infilata, dal momento che non ha armi negoziali da mettere sul tavolo. È come affrontare un duello con pugnali contro pistole...

@GiuScognamiglio

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