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Contesto macroeconomico UE, Eurozona, Italia e Spagna

Per l’Eurozona, il 2013 si chiuderà con una contrazione (-0,4%), ma dal 2014 (dal 1 gennaio si unisce anche la Lettonia) si prevede una progressiva accelerazione della crescita economica, che nel 2014 dovrebbe essere pari all'1,1%, per poi arrivare all'1,7% nel 2015.

Anche per l’UE a ventotto si prevede una progressiva crescita, dallo 0% del 2013, all'1,4% nel 2014 per poi accelerare all'1,9% nel 2015. Processo di consolidamento fiscale è destinato a proseguire: i disavanzi di bilancio sono previsti ridursi dal 3,1% (2013) al 2,5% (2014) per l’Eurozona e dal 3,5% (2013) al 2,7% (2014) per l’UE. Il rapporto debito/PIL sta invece aumentando per attestarsi nel 2014 intorno al 90,2% nell'UE e a quasi il 95,9% nell'Eurozona. Disoccupazione ancora alta in alcuni paesi: nel 2013, i tassi di disoccupazione sono rimasti molto elevati in alcuni paesi e l'occupazione ha registrato un ulteriore calo. Tuttavia, le condizioni del mercato del lavoro si stanno stabilizzando. Si prevede infatti una lieve riduzione. Entro il 2015 dovrebbe arrivare al 10,7% nell'UE e all'11,8% nell'Eurozona. Ma le disparità tra i vari paesi rimangono molto accentuate, con tassi che quest'anno vanno dal 5,1% dell’Austria al 26,6% della Spagna e al 27% della Grecia. Italia, economia in ripresa e deficit in diminuzione: la Commissione europea prevede che nel 2013 il PIL italiano registrerà un calo dell'1,8%, più pesante di quanto stimato in passato. Ma già dal 2014, prevede una crescita economica dello 0,7%, e dell'1,2% nel 2015. Le esportazioni saranno il principale fattore che guiderà la "lieve" ripresa economica nel 2014. Per quanto riguarda le finanze pubbliche, il deficit non sforerà il limite di Maastrich fermandosi al 3% nel 2013 per poi diminuire nel 2014 - stimato al 2,7% del PIL - dato che incorpora le misure di bilancio adottate, e nel 2015 al 2,5%. Il tasso di disoccupazione rimane ancora elevato (intorno al 12%). Spagna, moderata ripresa: per il Commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn, la crescita economica spagnola è già ripartita nel terzo trimestre del 2013, mentre quella italiana è prevista nel quarto trimestre. A seguito di nove trimestri di crescita negativa (-1,6% nel 2012 e una contrazione stimata dell’1,3% nel 2013), l’economia spagnola sembra infatti aver intrapreso una moderata ripresa visibile già in questa seconda metà del 2013. Dati preliminari indicano che il PIL, spinto dalla crescita delle esportazioni ed una certa stabilizzazione nel mercato del lavoro, dovrebbe raggiungere un +0,5% nel 2014 per poi accelerare nel 2015 all’+1,7%. Si prevede anche una riduzione del deficit dal 6,8% del 2013 al 5,9% del 2014. Il tasso di disoccupazione spagnolo rimane ancora inaccettabile: 25,3% nel 2015. E’ recente  anche la notizia comunicata dal Presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem (14 novembre) dell’uscita della Spagna da gennaio del 2014 dal piano di assistenza finanziaria Ue, in concomitanza anche alla fine del programma di aiuti finanziari per l'Irlanda. Il ritorno al mercato avverrà da dicembre per l'Irlanda e da gennaio per la Spagna. Le due "promozioni" sono state considerate una vittoria da Spagna ed Irlanda, ma l'uscita dal "salvataggio comunitario” è stata valutata come una conquista anche dall'UE.

 

Segnali di ripresa ma servono riforme: il commissario per gli Affari economici e monetari - Rehn ha dichiarato che “il risanamento di bilancio e le riforme strutturali attuate in Europa hanno creato i presupposti per la ripresa, ma è troppo presto per cantare vittoria, perché la disoccupazione rimane a livelli inaccettabilmente elevati. Dobbiamo quindi impegnarci ulteriormente per modernizzare l'economia europea in modo da garantire una crescita e un'occupazione sostenibili. Minore competitività significa meno crescita: i tassi di crescita dell’UE sono strettamente correlati ai differenziali di competitività che si sono accumulati nei vari paesi negli anni prima della crisi. I paesi che scarseggiano negli indici di competitività internazionali sono anche quelli che sono cresciuti di meno. (Global Competitiveness Index 2014: Italia 49° posto, Spagna 35° rispetto a Danimarca 12°, Germania 4°. Doing Business 2014: Italia 65°, Spagna 52°, Danimarca 5°). Correlazione inversamente proporzionale tra accesso ad internet e crescita: se infatti osserviamo gli indicatori del potenziale di crescita di un paese, tra cui l’OCSE in suo ultimo studio annovera - l’accesso a internet o le competenze in matematica - esiste una forte correlazione tra la crescita dei paesi dell’Eurozona e questi indicatori. Per esempio i paesi con minore accesso a internet sono quelli che si  sono dovuti impegnare in un maggiore sforzo a favore del consolidamento di bilancio. Questo significa che non è l’austerità che ha contratto la crescita. I paesi che prima della crisi non crescevano sostanzialmente per mancanza di riforme, negli anni hanno accumulato un eccesso di debito, che poi, al sopraggiungere della crisi ha richiesto una forte iniezione di austerità. Riforme come catalizzatore di crescita e di integrazione: l’austerità ha certamente prodotto una bassa crescita, ma il ritorno alla crescita ci sarà non se si eliminiamo le misure di austerità ma bensì se si adottano quelle profonde riforme strutturali  capaci di aumentare il potenziale di crescita e allo stesso tempo permettere ad un paese di  modulare il consolidamento fiscale in modo più  graduale. Un’Europa che cresce può diventare il maggiore catalizzatore per progredire ulteriormente nella strada dell’integrazione. Senza crescita, ovvero senza riforme, l’Europa, soprattutto quella dei paesi meridionali dove maggiori sono le difficoltà, rischia di lasciarsi sedurre da ricette populistiche ed euroscettiche.

 

 

 
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