DA BARCELLONA '92 AL BRAZIL 2014: COME UNA STRAORDINARIA OCCASIONE DI SPORT PUÒ DIVENTARE UN'OPPORTUNITÀ UNICA DI TRASFORMAZIONE DEL TERRITORIO”

La trasformazione urbane viene spesso accelerata nelle città che ospitano i grandi eventi.

Molti sono gli esempi positivi in giro per il mondo, ma spesso c’è la paura che dopo l’emozione rimanga ben poco oltre i conti da pagare e le opere da mantenere. La prima condizione necessaria a che un grande evento sia tale è la sua unicità: anche se ciclico, l’accadimento in questione si presenta nelle sue specificità unico ed irripetibile. La seconda caratteristica è individuabile nell’enorme dispiegamento di risorse economiche che l’evento muove e la terza è costituita dalla straordinaria esposizione mediatica del luogo di svolgimento. Tutte le caratteristiche suddette si esplicitano nell’oggetto che ci interessa in questa sede: lo “spazio” ovvero il luogo del grande evento. In una fase storica in cui la competizione ed il marketing urbano ricoprono un ruolo di primo piano nel determinare il futuro delle città, diviene prioritario attivare ingenti energie proprio usando l’evento come volano. La pratica del concepire la grande manifestazione olimpica come momento di ripensamento della città nel suo complesso e come occasione per innescare profonde trasformazioni strutturali e infrastrutturali dell’ambiente urbano è andata progressivamente consolidandosi.

Barcellona, Torino e Londra. Il costo dei successi.

Nel 1992 Barcellona cerca, con il palcoscenico mondiale, il riposizionamento internazionale come capitale economica della Spagna post-franchista. Torino ha approfittato delle olimpiadi per scrollarsi di dosso la patina d’austera città industriale ed in Italia rimane sicuramente un caso di successo, dove l’opportunità di distinguere tra le trasformazioni fugaci legate all’evento e le trasformazioni permanenti sono ben visibili. Ma anche a Torino i conti economici non sono stati del tutto chiari e per ripianare i debiti è stato necessario mettere mano al portafoglio, attraverso Sviluppo Italia, e gli enti locali, per un totale di circa €200 milioni. Anche a Barcellona del resto, dove la spesa complessiva fu di $6 miliardi di dollari divisa tra pubblico e privato, i ricavi non hanno bilanciato i costi. A Torino le Olimpiadi hanno depositato nella città e nelle valli una rilevante dotazione di strutture e infrastrutture realizzate in un lasso di tempo molto breve, tutto ciò mentre nella città le trasformazioni erano in gran parte già prefigurate dal piano regolatore, per cui hanno agito fondamentalmente come acceleratore. A livello organizzativo, la grande scommessa dei Giochi di Londra è stata la riqualificazione di un’area della città. La scelta di Londra riguarda la volontà di considerare tutto il progetto di Parco Olimpico come la ricaduta di un progetto più ambizioso, quello di riqualificare una delle are più degradate del Regno Unito, l’East End. Quindi, l’eredità di un grande evento, quando si parla di successo non può essere misurata solo in termini economici passando anche per la riqualificazione di aree urbane depresse.

Il successo di un evento dipende dalla capacità di articolare un ragionamento di lungo periodo capace di non legarsi alla redditività economica a breve termine ma ad una progettualità che sappia inquadrare il successo dell’evento nella riuscita di un progetto urbano che senza l’evento non avrebbe potuto compiersi.

I mondiali in Brasile.

Anche i mondiali non sembrano un evento su cui investire economicamente.  Per Italia 90 le casse statali si svuotarono di oltre 6 mila miliardi di lire, con i costi che, a causa degli appalti gonfiati, lievitarono in media dell’84% rispetto alle previsioni. In Brasile al momento lo stato generale dei lavori di molti impianti è in arretrato. Il segretario generale della Fifa Valcke ha ammesso che ci sono due impianti in ritardo. Oltre all'Itaquerao, ad allarmare la Fifa è lo stadio di Curitiba, che difficilmente riuscirà ad essere completato per fine maggio per stessa ammissione di un responsabile del cantiere ed è già quasi cancellato come sede. In più il rallentamento della crescita economica saldatosi con le spese per il mondiale ha infiammato le proteste nel paese. L’ultima polemica riguarda l’aumento del budget per le misure di sicurezza da adottare nel mese del mondiale. Il contesto in cui il Brasile si sta preparando ad accogliere questi mondiali desta però senza dubbio incertezza. Da giugno 2013 non sono mancate le proteste dei cittadini, che vedono in questi maxi investimenti uno spreco di denaro pubblico. E il fatto che i disordini del 2013 iniziarono a causa dell’aumento del costo del biglietto dei trasporti pubblici dimostra quanto poco possa bastare per far degenerare la situazione. Ad ogni modo, la coppa del mondo di calcio sarà uno scenario importante per testare gli animi e le aspettative dei cittadini, anche in vista delle elezioni presidenziali di ottobre, alle quali la Rousseff si candiderà per essere rieletta.

Non per soldi ma per rilancio, il vero scopo dei grandi eventi.

In conclusione un grande evento non rappresenta di per sé un motore di sviluppo e di qualificazione per il territorio ospitante. Perché lo diventi occorre che, fin dai primi passi da muoversi con largo anticipo, si agisca con una visione di sistema, proiettata su tempi ampiamente dilatati al di là dell’evento. Affinché non si presenti lo smarrimento del “dopo”, occorre programmarne con largo anticipo la gestione dell’eredità materiale e immateriale – con quest’ultima più importante della prima –, in una società dove la dotazione di capitale socioculturale, la sua valorizzazione e comunicazione e la costruzione di reti di relazioni costituiscono la nuova frontiera dello sviluppo economico e sociale.

 

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