Diari europei dalle Convention Usa. 21 Luglio 2016, il discorso di Trump

L'ultima giornata della Convention repubblicana è stata caratterizzata da molti interventi preparatori di 7-10 minuti, testimonianze di vita vissuta e di impegni professionali e di amicizia con il candidato, ma il vero clou della serata è stato il discorso conclusivo di Donald Trump, durato più di un'ora (un tempo lunghissimo, se pensiamo ai tempi brevi ai quali ci stiamo abituando), in un'atmosfera di entusiasmo e di consenso.

La vera novità, almeno per me, è che Trump ha fatto un bel discorso, intenso, credibile, con toni vagamente mussoliniani ma non abbastanza da essere deriso. Non ho condiviso nulla dei suoi punti programmatici (ma io non voto), salvo il suo decisionismo nel voler sconfiggere rapidamente sul campo Isis, simbolo pericolosissimo di un modello di società alternativo a quella democratico-liberale, che tanti giovani insoddisfatti sta attirando negli ultimi anni.
Per il resto, il suo programma politico sembra essere forgiato sull'anti-Democrat, che si chiami Obama o Clinton. Metá discorso, non solo suo, è stato un attacco a Hillary, dalla cui fredda competenza Donald vuole giustamente prendere le distanze; lontani i tempi in cui i Clinton, non più tardi di venti anni fa, hanno presenziato al suo matrimonio con l'affascinante Melania, ex modella slovena.
Inevitabilmente, rifuggendo le ideologie, qualche contraddizione risulta evidente: come quando fa salire sul palco una signora Corean-American, come indicato espressamente nella illuminata didascalia, per raccontare che i suoi genitori, 40 anni fa, sono immigrati, perchè l'America è la terra delle opportunità... Ma come si concilia quest'apertura con la sua dichiarazione, poco dopo, di voler costruire un muro tra Usa e Messico?
La sicurezza è l'altro argomento principe, sul quale la retorica trumpiana indugia moltissimo: law and order le sue parole chiave.
Ascoltando i commenti dei delegati, non sottovaluterei le chance di Trump di contrastare seriamente la fredda Hillary, anche se all'interno del suo partito qualche spaccatura c'è: abbiamo incrociato Paul Ryan, grande promessa della politica nazionale repubblicana, Speaker del Congresso, il quale ci ha sintetizzato la politica estera repubblicana (audio di seguito), ma non c'è un solo punto in comune con gli scenari presentati da Trump più tardi, prima della cascata di centinaia di palloncini, frutto anche loro di un'attenta regia.

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Questo l'audio dell'intervista a in cui il delegato repuubblicano alla Camera dei Rappresentanti per il Wisconsin illustra le linee guida del suo partito in politica estera.

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@GiuScognamiglio

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