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Diari europei dalle Convention Usa. 24 luglio 2016. In attesa di Hillary.

L'agenzia di sondaggi Gravis, a conclusione della Convention repubblicana, ha registrato per la prima volta un sorpasso di Trump (51%) su Clinton (49%).

Donald Trump speaks as he accept the nomination, Reuters / Aaron P. Vermstein

Questo dato dimostra una volta di più che i media europei (e gli italiani sono in prima fila, purtroppo) non riescono spesso a fornire le informazioni di base, soprattutto quando si fanno travolgere dal nostro tipico complesso di superiorità nei confronti degli Americani, considerati in casi come questi poco più che primitivi...

E invece, più continuo il mio giro per gli USA (oggi nella Grande Mela, da stasera a Filadelfia), più mi rendo conto che il fenomeno Trump è una cosa seria! Trovo particolarmente calzante il parallelo fatto da alcuni osservatori italiani residenti negli USA con il primo Berlusconi: privo di cultura politica, imbonitore fino all'inverosimile (anche Trump riesce a spacciare un nucleo familiare sbrindellato per una famiglia perfetta!), gigione irresistibilmente simpatico (a me è sembrato anche più efficace di quanto non sia mai riuscito ad esserlo il Cavaliere), Donald Trump ha certamente colto in pieno alcuni elementi di grande preoccupazione del popolo USA. Come Berlusconi colse nel '94 l'insofferenza degli Italiani per il catto-comunismo imperante, proponendo una rivoluzione liberale che poi non ha mai attuato (ma che in fondo era ció di cui aveva bisogno il nostro paese), così Trump coglie in pieno alcune evidenti arretratezze della società americana: ad esempio, come dargli torto quando grida che "è una vergogna per un grande paese come gli Stati Uniti avere aeroporti fermi agli anni '60"? Oppure quando sottolinea con forza che Isis è stata creata da una inetta politica mediorientale del duo Obama-Clinton?

E anche su temi clamorosi, come la sua presunta volontà di invertire la tendenza dell'apertura al commercio internazionale, il suo discorso si sta già facendo più governativo: in chiusura a Cleveland (ho sentito dire che sarebbe stato noioso! Niente di più falso: retorica travolgente, convincente, efficacissima!), the Donald ha sottolineato che gli accordi commerciali, sotto la sua gestione, dovranno innanzitutto tutelare il lavoro americano, rispondendo al senso di insicurezza di tanti cittadini, che evidentemente le politiche obamiane non sono riuscite a sedare.

Insomma, vedremo da domani come risponderà Hillary e la sua nutritissima batteria di fenomenali sostenitori. È appena stata resa nota a noi stampa accreditata la lista degli speaker: da Michelle Obama a Bill Clinton, da Mario Cuomo allo stesso Presidente Barack...

Comunque vada, la partita è tutta da giocare!

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