Sulla scia del caso Khashoggi, Angela Merkel blocca la fornitura di armi tedesche a Riyad. L’Europarlamento chiede un embargo continentale. Ma Londra è contraria. E anche Macron si sfila. Intanto, le politiche di Trump spingono Cina e Giappone verso un'inedita alleanza  

I dimostranti della coalizione Stop The War mettono in scena la protesta contro l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, la guerra in Yemen e le vendite di armi nel Regno Unito all'Arabia Saudita davanti all'Ambasciata dell'Arabia Saudita a Londra, Gran Bretagna, 25 ottobre 2018. REUTERS / Henry Nicholls
I dimostranti della coalizione Stop The War mettono in scena la protesta contro l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, la guerra in Yemen e le vendite di armi nel Regno Unito all'Arabia Saudita davanti all'Ambasciata dell'Arabia Saudita a Londra, Gran Bretagna, 25 ottobre 2018. REUTERS / Henry Nicholls

Unione Europea - I britannici, quasi fuori dall’Ue, dicono no allo stop alle armi all’Arabia Saudita

Dopo che la scorsa settimana la cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato l'immediata interruzione da parte tedesca delle forniture di armi all'Arabia Saudita, a seguito dell'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, si è acceso in Europa il dibattito sulla vendita di armamenti a Riad.


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In una risoluzione non vincolante, il 25 ottobre, i membri del Parlamento europeo hanno chiesto un embargo sulle armi di tutti i paesi della Ue verso l’Arabia Saudita.

Il testo del Parlamento europeo sollecita inoltre “un'indagine internazionale, indipendente e imparziale” sulla morte di Khashoggi. Gli eurodeputati hanno anche proposto sanzioni mirate, incluso il blocco dei visti e il congelamento degli asset delle personalità coinvolte nel caso Khashoggi: misure di più facile attuazione, dopo che già gli Usa hanno bloccato i visti di alcuni  sospetti.

Germania e Austria guidano il gruppo europeo che chiede lo stop alle esportazioni. Secondo le stime dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), riportate da Politico, l’Arabia Saudita è stato nel 2017 il più grande importatore di armi al mondo. Il suo maggior fornitore sono gli  Stati Uniti, seguiti dal Regno Unito, che vende ai sauditi il 48% di tutto l’export europeo. Da quando nel 2015 è iniziata la guerra nello Yemen, i produttori di armi del Regno Unito hanno guadagnato 4,6 miliardi di sterline dalle vendite al regime. Theresa May ha finora respinto tutte le richieste, sottolineando come il governo britannico abbia già regole severe sulle esportazioni di armi. Non sarà facile che in Europa prevalga una linea comune, se anche Macron ha già deciso di sfilarsi, definendo la proposta tedesca demagogica. Intanto la Russia ha offerto a Riyad il suo sistema anti-aereo S-400, cacciabombardieri e missili da crociera.

Shinzo Abe vola in Cina, prove di disgelo?

Il fattore Donald Trump spinge il continente asiatico verso alleanze economiche inedite : dopo sette anni di assenza, un primo ministro giapponese sbarca in Cina.  Shinzo Abe è arrivato la scorsa settimana a Pechino, dove ha incontrato prima il premier cinese Li Keqiang e poi il presidente Xi Jinping.

Accompagnato da 500 rappresentanti del mondo degli affari, Abe ha dichiarato di voler promuovere una  “nuova cooperazione economica” trai due Paesi. 500 gli accordi firmati a Pechino tra Cina e Giappone, per un valore che il premier cinese Li Keqiang ha stimato intorno ai 18 miliardi di dollari. “Come Paesi con grande influenza nell’area, vogliamo tutelare il libero scambio”, ha osservato il primo ministro cinese Li Keqiang, al termine dell’incontro.

Impensabile fino a qualche anno fa, questo incontro arriva dopo anni di tensioni, a causa della contesa sulle Senkaku (Diaoyu in cinese), un gruppo di isole disabitate, nelle cui acque si trovano importanti riserve minerarie e ittiche. Non solo: Tokyo e Pechino hanno espresso la volontà di migliorare le comunicazioni, per evitare incidenti “casuali” tra i due eserciti e per rendere il Mar Cinese Orientale un “mare di pace, cooperazione e amicizia”. 

È indubbio che le misure protezionistiche statunitensi abbiano avvicinato i due Paesi, anche se il Giappone rimane ancora il principale alleato di Washington in Asia e, per ora, è difficile immaginare  stravolgimenti nelle alleanze strategiche del Pacifico.

@GiuScognamiglio

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