10 settembre 2018 - Le notizie della settimana dal mondo

Cibo conservato e nascosto in una grotta-rifugio ad Idlib. REUTERS/Khalil Ashawi
Cibo conservato e nascosto in una grotta-rifugio ad Idlib. REUTERS/Khalil Ashawi

Lasciare ad un’intesa turco-russo-iraniana una pagina importantissima come la fine della guerra in Siria ci dà un’ulteriore testimonianza del difficilissimo momento che sta vivendo la comunità internazionale, in assenza di leadership.


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La candidatura Weber apre ufficialmente i giochi delle prossime europee.

Idlib, la catastrofe umanitaria alle porte

Il vertice di Teheran è fallito: Putin, Erdogan e Rouhani non sono riusciti a raggiungere un accordo per evitare che si compia l’ennesima tragedia umanitaria, quella di Idlib, l'ultimo governatorato della Siria ancora in mano ai ribelli. Le forze governative siriane si stanno radunando intorno alla provincia nord-occidentale in preparazione dell'assalto, mentre l’aviazione russa ha già scatenato nuovi raid aerei.

Secondo le Nazioni Unite, a Idlib vivono quasi tre milioni di persone, la città ha accolto infatti tanti disperati in fuga dalle zone riconquistate da Assad. I civili, mescolati ai combattenti delle milizie ribelli e ai jihadisti, molti dei quali nella lista nera dei terroristi internazionali, attendono il loro destino dopo che Russia e Iran non hanno accettato la proposta di cessate il fuoco della Turchia.

«Qualunque assalto condurrà inevitabilmente alla catastrofe, un’enorme tragedia umana» ha detto Erdogan, preoccupato anche dalla marea di persone che inevitabilmente si riverseranno sulla Turchia. Ankara ospita già tre milioni e mezzo di rifugiati, più di qualunque altro Paese al mondo. Le parole di Vladimir Putin, però, non lasciano spazio a fraintendimenti: «Il legittimo governo siriano ha diritto di riprendere sotto il proprio controllo l’intero territorio nazionale», ha detto il leader russo. In sette anni di guerra, in Siria sono morte più di mezzo milione di persone, i senza tetto sono 11 milioni. Una coda che potrebbe aggravare ulteriormente questo pesantissimo bilancio.

UNIONE EUROPEA - La candidatura di Weber: un tedesco per la Commissione

Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo, è il primo vero candidato alla presidenza della Commissione Ue. A otto mesi dalle elezioni europee, l’esponente dei Cristiano Sociali ha annunciato via Twitter la sua candidatura come “spitzenkandidaten” cioè tra i candidati sovranazionali nominati dai partiti politici europei.

Il nome di Weber circolava già da un po’ di tempo, dopo che proprio la stampa tedesca aveva più volte riportato il desiderio di Angela Merkel di avere un tedesco alla guida della Commissione. Per molti, Weber potrebbe rappresentare un ponte tra il centro più liberale e la destra nazionalista, sempre più forte all’interno del PPE, che ha tra i suoi membri anche  il Fidesz di Viktor Orbán. “Voglio difendere la way of life europea” è stata la sua dichiarazione all’indomani della candidatura. Gli altri potenziali concorrenti sarebbero il premier finlandese Alexander Stubb e il capo negoziatore della Brexit, il francese Michel Barnier. Gli ostacoli per Manfred Weber però sono parecchi.

Intanto il presidente francese Emmanuel Macron ha già fatto sapere di non appoggiare la procedura dello Spitzenkandidat, preferendo riportare, come da trattato, la nomina del presidente della Commissione tra i capi di Stato e di governo. In questo caso, difficilmente Weber avrebbe delle chance; curioso che sia proprio il campione dell’Europa a riportare noi tutti indietro di 5 anni, confermando i sospetti dei suoi detrattori, che lo ritengono prima un francese nazionalista e poi, forse, europeo. Se Macron confermasse questa linea, sarebbe difficile considerarlo ancora una speranza per l’Europa federale. Inoltre, stando ai sondaggi, il PPE pur essendo ancora in testa, non andrebbe oltre il 30% dei consensi. La strada per l’Europa è ancora lunga.

@GiuScognamiglio 

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