Il nuovo sistema di incentivi agli investimenti in Turchia

Il sistema di incentivi agli investimenti rappresenta un passo importante e proficuo: Il piano sussiste in una nuova combinazione di sgravi e sussidi, definiti principalmente in base a tre fattori: (1) sviluppo socioeconomico delle zone del Paese (raggruppate in 6 regioni diverse) dove l’investimento è diretto; (2) la natura dell’investimento stesso (classificato secondo 4 categorie: generale; regionale; strategico; a grande scala); (3) il settore di attività, con alcuni comparti considerati prioritari e pertanto destinatari di maggiori incentivi. In base alla combinazione di questi fattori, i tassi d’imposta sulle società oscillano tra il 2% e il 10%, con una riduzione dei contributi previdenziali per i datori di lavoro fino a 10 anni, nonché facilitazioni sugli interessi e assegnazione di terreni statali.

La rilevanza del piano si evince anche dai suoi obiettivi, tra cui spiccano in particolare: riduzione del deficit delle partite correnti (problema strutturale dell’economia turca), incremento degli investimenti per sostenere le regioni meno sviluppate, aumento del livello degli strumenti di sostegno, promozione delle attività di aggregazione e sostegno agli investimenti che favoriscano il trasferimento di tecnologie.

In sintesi, un sistema semplice ma molto ponderato per stimolare non solo i settori su cui l’economia turca è più dipendente dall’export, ma anche per sviluppare le zone meno avanzate industrialmente.

Una strutturazione che potrebbe quindi far avanzare il Paese su più punti di vista. Un’iniziativa che potrebbe consentire uno sviluppo più omogeneo all’interno dello stesso Paese, sicuramente da imitare.

Non è un caso, dunque, che sin dalla sua entrata in vigore, il piano abbia prodotto risultati positivi con una graduale crescita degli investimenti (si vedano le tabelle sotto). Inoltre, le zone industriali che sono state predisposte a seguito del piano - aree create per favorire gli insediamenti industriali - stanno attualmente vivendo una vera e propria corsa agli investimenti, prevalentemente nella parte sud-orientale della Turchia. Ad esempio, il numero delle licenze per l’utilizzo degli incentivi rilasciate a Diyarbakir (nel sud-est del Paese) nei primi due mesi del 2013 è aumentato di ben sei volte, a dimostrazione di come il nuovo programma volto a sviluppare l'economia dell'est del Paese abbia cominciato a dare i suoi frutti, sostenuto anche dalla prospettiva di un concreto miglioramento delle condizioni di sicurezza della regione (ritiro dei combattenti del Pkk dai territori turchi). 

Tra i beneficiari del piano di incentivi segnalo a titolo esemplicativo:

-     Gli investitori nella Regione 6: per la regione 6 (che include gran parte delle province del sud-est dell’Anatolia, economicamente e industrialmente più arretrata) sono previsti incentivi per qualsiasi tipo di investimento, indipendentemente dal settore di attività. Lo Stato pagherà inoltre, per conto dei datori di lavoro, i contributi previdenziali calcolati sul salario minimo per un periodo di 10-12 anni. Allo stesso modo, se un investitore effettuerà un nuovo investimento nella regione 6, le stesse agevolazioni fiscali di cui potrà avvalersi si applicheranno anche ad eventuali sue altre attività già in essere in regioni più sviluppate (con l’eccezione di quelle nella regione 1).

-     Investitori in specifici settori individuati come strategici: viene prevista una nuova categoria di benefici, quella degli incentivi strategici, aggiuntiva rispetto a quelli già in uso, che si applicheranno a tutti gli investimenti, a prescindere dalla zonain cui sono localizzati, che avranno ad oggetto i seguenti settori identificati come prioritari: istruzione, turismo, automotive, difesa, aeronautico-aerospaziale, minerario, ferroviario e marittimo, farmaceutico. Questi investimenti mirano a ridurre la pesante dipendenza della Turchia dalle importazioni, in particolar modo nel settore dei beni intermedi.

-     Investitori nelle zone industriali: agevolazioni importanti in particolare per quelle meno sviluppate come l’Anatolia centrale e orientale, dove l’energia solare ed eolica assieme all’agroalimentare rappresentano i settori più promettenti.

 La capacità delle imprese di ottenere risultati positivi è inevitabilmente legata al contesto sociale ed istituzionale con cui interagiscono quotidianamente. Quali fattori influiscono sul business?

Barriere tecniche all'ingresso dei prodotti comunitari e non: per quanto riguarda i prodotti comunitari, le questioni riguardanti le barriere per l’ingresso nel mercato turco, ed in particolare quelle attinenti alla presenza di dazi, di contingenti, nonché di altre misure di protezione di tipo non tariffario, sono inquadrate nel contesto dell'Accordo di Unione Doganale che lega il Paese all'Unione europea (1° gennaio 1996). Sebbene l'Accordo lasci per ora scoperto solo il settore agricolo e parte di quello dei servizi, ha sinora funzionato bene. Tuttavia, le autorità turche devono ancora rimuovere alcune barriere tecniche all'ingresso dei prodotti comunitari. E’ però importante ricordare come finalmente il processo di adesione all’Unione europea sia ripreso - dopo qualche anno di stallo - con la recente apertura di un nuovo capitolo (quello sulle politiche regionali). L’Italia sostiene la Turchia sin dall’inizio del suo processo di adesione. Nell'ottica, invece, dell'integrazione tra commercio regionale e internazionale, la Turchia non è soltanto membro dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC, 1995), ma anche di varie organizzazioni quali l'Organizzazione per la Cooperazione Economica (OCE), la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), l'Organizzazione della Cooperazione Economica del Mar Nero (BSEC), l'Organizzazione Mondiale delle Dogane (WCO), la Camera di Commercio Internazionale (CCI) ecc. La Turchia ha firmato inoltre accordi di libero scambio con numerosi Paesi tra cui Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, Georgia, Israele, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Tunisia, Marocco, l'Autorità Palestinese, Egitto, Albania, Montenegro, Serbia nonché con Cile, Giordania ecc. Pertanto, considerato l’elevato livello di integrazione del Paese nel sistema del commercio internazionale, non sussistono particolari ostacoli e barriere da segnalare.

Barriere normative e amministrative sulla produttività e sulla crescita delle imprese: la Turchia ha un elevato grado di apertura verso l’estero. Sono stati infatti aboliti i visti, non c’è alcuna tassazione particolare sugli utili, esiste la libera circolazione di capitali.

Complessivamente, finora, la combinazione di diversi fattori come la stabilità politica, il buon livello di allineamento con la normativa dell'Unione europea e l’apertura del Paese verso l’estero, hanno reso possibile un importante afflusso di capitali che ha sostenuto la crescita economica.

Variabili di natura sociale e politica, che sono in grado di influire sulla produttività e la performance delle imprese:

Infrastrutture: la Turchia dispone di una rete infrastrutturale sviluppata ed il piano infrastrutturale del Governo per il centenario della fondazione della Repubblica nel 2023 è molto ambizioso con la previsione di progetti importanti in ambiti come la costruzione di nuovi porti, ponti, aeroporti, strade, ferrovie, ferrovie ad alta velocità, ospedali ecc. Sono previsti oltre 2600 progetti con uno stanziamento di €154 mld fino al 2023.

Stato di Diritto (burocrazia, corruzione, norme fiscali, i brevetti/brand):

-       Stabilità politica,il Paese ha goduto di un’ottima stabilità politica per oltre un decennio, ma certamente con le prossime tornate elettorali nuove sfide si stanno presentando, come gli ultimi eventi hanno evidenziato.

-       Il contesto operativo è favorevole agli investitori straniericon un media di 6 giorni per la costituzione di una società. Il recente codice commercialeha notevolmente migliorato i meccanismi di governance aziendale e il clima per gli investimenti. Inoltre, le tasse sono basse e le imprese beneficiano di importanti incentivi. Anche se il sistema legale, in fase di adeguamento agli standard europei, presenta criticità in termini di lentezza e limitata trasparenza, il Paese ha un importante mercato interno. Secondo il Doing Business 2014, l'economia turca si colloca al 69° posto su 189 paesi, mentre l’ultimo indice sulla corruzione di Transparency International posiziona il Paese al 53° posto su 177 paesi.

Finanza e governance del Paese: il Paese ha un sistema bancario solido, caratterizzato da elevati livelli di liquidità e supportato da un’ampia base di depositi, che potrebbe attrarre nuovi investitori stranieri nel settore (in particolare verso istituti di piccole-medie dimensioni).

Lavoro ed innovazione e competitività: il recente Piano Strategico Nazionale del Lavoro 2012-14 hatrai principali settori di riferimento: finanza, IT, costruzione, agricoltura, tessile e turismo. Inoltre, il Piano strategico di incentivi prevede l’incoraggiamento degli investimenti nelle province più povere e, di conseguenza, di aumentare l’occupazione soprattutto nelle regioni est e sud-est del Paese. Per quanto riguarda invece la competitività, nel rapporto sulla competitività globale per il 2013-2014 di World Economic Forum (Wef), la Turchia si posiziona al 44° posto su 148 Paesi (peggiora di una posizione rispetto all’anno precedente).

Sostegno amministrativo/gestionale alle nuove imprese: per quanto riguarda il sostegno amministrativo/gestionale alle nuove imprese, l’ISPAT ha sicuramente un ruolo molto importante, punto di riferimento per gli investitori stranieri e punto di contatto per tutte le Istituzioni dedite alla promozione e/o all’attrazione degli investimenti a livello nazionale, regionale e locale.

Trasformazioni, ristrutturazioni e nuove tendenze si stanno manifestando non solo dal punto di vista dei mercati, ma anche in termini di settori e modelli di consumo. Cresce l’attenzione dei consumatori con una maggiore selettività degli acquisti. Anche l’alimentazione è considerata sempre più importante (La Dieta Mediterranea è patrimonio immateriale dell’Umanità, UNESCO). In tempi di crisi, nei quali si sono ridotti i consumi, i Brand che hanno curato attentamente il contenuto sostanziale del prodotto, in termini di qualità e servizio, sopravvivranno alla concorrenza dell’offerta a costi più bassi del mercato?

Il consumatore turco è sempre più esigente: sì, è vero che negli ultimi anni l'industria alimentare turca ha registrato una crescita costante e che i consumatori sono diventati sempre più esigenti, soprattutto in seguito all’ampliamento dell’offerta da parte dei grandi punti vendita al dettaglio. Sebbene infatti i consumatori turchi continuino a rivolgersi ancora a piccoli rivenditori per l’acquisto di generi alimentari, la quota di tali rivenditori tradizionali è tuttavia in diminuzione. Al contrario, la tendenza attuale mostra come i consumatori preferiscano sempre di più acquistare presso le grandi catene alimentari (supermercati e ipermercati) che offrono una più ampia gamma di prodotti e merci di qualità superiore (si vedano avanti le quotedi mercato delle principali catene distributive internazionali). Infine, la recente apertura (16 dicembre 2013) di Eataly, una sorta di ambasciata supplementare dell’italianità dal punto di vista della gastronomia, a Istanbul/Zorlu Center, è indicativa della tendenza dei consumatori turchi verso un’alimentazione sempre più sofisticata e i prodotti di qualità.

Propensione al consumo in crescita: In Turchia la classe media è infatti in continua crescita (circa il 60% della popolazione ne fa ormai parte) ed il punto di forza del settore è soprattutto la propensione al consumo, grazie alla giovane età della popolazione ed alla diffusione di moderni sistemi di carte di credito che permettono la rateizzazione degli acquisti in modo sistematico.

Per tutti questi motivi, anche in tempi di crisi, i Brand che hanno curato attentamente il contenuto sostanziale del prodotto, in termini di qualità e servizio, non dovrebbero avere problemi a sopravvivere alla concorrenza dell’offerta a costi più bassi del mercato.

Quote di mercato delle principali catene distributive internazionali:

-       Migros 9%

-       Carrefour 8%

-       BIM 7%

-       Metro 5%

-       Tansas 4%

-       Tesco Kipa 3%

-       Other 64%

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