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Cresce il governo gialloverde e anche la rabbia degli italiani

Passa alla Camera la manovra che combina le miracolose ricette di Lega e M5S. lntanto il nuovo rapporto del Censis fotografa  il pessimismo e la delusione dilaganti nella società italiana, incattivita per la mancata, ma più volte annunciata, ripresa economica

Il primo ministro Matteo Salvini alla conferenza stampa a Stampa Estera. REUTERS/Tony Gentile
Il primo ministro Matteo Salvini alla conferenza stampa a Stampa Estera. REUTERS/Tony Gentile

La manovra è passata alla Camera, con la fiducia, 330 contro 219 voti, un buon sostegno dunque. Una manovra da 37 miliardi reperiti nel 2019 (negli anni successivi ancora non si sa) nel seguente modo: 22 di deficit (con rapporto deficit-Pil previsto al 2,4%), 6,9 con tagli della spesa, 8,1 aumento delle entrate. Ora ci si prepara a riscrivere la legge per il secondo giro al Senato e in attesa delle reazioni dell’Unione, che potrebbero significare ulteriori modifiche, anche se i due vicepremier non hanno intenzione di scendere sotto il deficit di 2,2%, soglia che si preannuncia stretta per Bruxelles.

Tempo di revisioni. Un aggiornamento del contratto di governo viene sollecitato dal lato Lega, in sei mesi la situazione sarebbe così tanto cambiata, in meglio secondo Matteo Salvini, che anche gli accordi vanno rivisti. Non è ancora chiaro a quali punti in particolare pensi il ‘poliziotto’ leghista, forte della continua crescita dei suoi consensi, stando ai sondaggi glorificati dall’incontro di piazza a Roma l’8 dicembre.

Salvini si è espresso anche sul fronte internazionale, preannunciando un terremoto alle elezioni europee e anche lanciando un asse Italia-Germania (ma Berlino lo sa?) che dovrebbe soppiantare quello franco-tedesco.

Anche la discussione sulla manovra – in assenza del ministro dell’Economia, che non è stato curiosamente invitato al vertice del governo su questo punto – ha visto ripresentare alcune ricette che, combinate, dovrebbero contribuire ad abbassare il deficit, da un lato, e soddisfare le richieste europee, dall’altro. In pratica, il mitico taglio delle pensioni d’oro, ipotizzato ora fino al 40% (con terrore dei ‘fortunati’…) finanzierebbe la mitica pace fiscale ottenuta con la user friendly aliquota del 15% forfettario per le cartelle inferiori ai 100 mila euro. Così, le due promesse e cavalli di battaglia elettorali di M5S e Lega permetterebbero a vicenda di realizzarsi. Il resto sono ‘dettagli’...e i consensi crescono...

La rabbia populista degli italiani

Per le imprese che assumono (anche a tempo determinato) l’Ires scende dal 24% al 15%, il regime forfettario per le partite iva individuali prevede una flat tax al 15% per i redditi non superiori a 65mila euro. Il taglio dell’Imu sui capannoni aumenta al 40% e la cedolare secca sui negozi è al 21%.

Anche le famiglie hanno i loro benefit. Il congedo maternità resta di 5 mesi ma scatta al nono mese di gravidanza, il congedo paternità arriva a 5 giorni, il bonus asili nido sale a 1500 euro e agevolazioni pari a un milione di euro sono previste per l’acquisto dei seggiolini antiabbandono dei bambini.

Sono invece rimandate le modalità per il reddito di cittadinanza e la quota 100 delle pensioni. Come l’ecotassa sulle auto inquinanti che al momento era troppo irrisolta e ingarbugliata: il concetto è che chi non possiede un’auto elettrica e dunque inquina deve pagare con tasse molto penalizzanti gli incentivi per chi acquista le auto elettriche.

Intanto, il nuovo rapporto del Censis fotografa senza lasciare dubbi il pessimismo e la delusione dilaganti nella società italiana chiaramente incattivita e piena di rancore per la mancata, più volte annunciata, ripresa economica. I cittadini si sentono indifesi e molte paure alimentano questo rancore e desiderio di ‘vendetta’: i migranti sono responsabili dell’insicurezza economica per il 63% degli italiani (per il 71% degli italiani con più di 55 anni e per il 78% dei disoccupati), il 75% li considera causa di criminalità. Solo il 23% degli italiani ha raggiunto una condizione sociale ed economica migliore dei propri genitori (la media Ue è il 30% e questa italiana è la quota più bassa in Europa). L’età della popolazione italiana giustifica in parte i record negativi dei valori innovativi quali il valore delle diversità culturali, l’integrazione, la libera circolazione; la fascia di italiani tra i 15 e i 34 anni ammonta in Italia solo al 20,8% (la più bassa d’Europa) e negli ultimi dieci anni è diminuita del 9,3%. Scarseggiano – anche demograficamente – le ‘riserve di ottimismo’ e questi fantasmi collettivi della terza età sono bene intercettati dalla demagogia politica degli spavaldi leader populisti. E, da quanto sta succedendo in Francia, possiamo dedurre che il disagio delle maggioranze non è solo italiano, purtroppo...

@GiuScognamiglio

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