Giorni agitati per il governo italiano. Le bocciature alla manovra si moltiplicano, lo spread è in rialzo, i capitali esteri fuggono e Moody’s ci declassa. Tutto secondo copione, o quasi.  Lo scontro interno invece è un imprevisto. Conte ha messo una toppa, ma quanto reggerà?

Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. REUTERS/Remo Casilli
Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. REUTERS/Remo Casilli

Giorni agitati per il governo italiano. Dall’Europa e dal mondo arrivano bocciature aperte alla legge di bilancio. Lo spread è in rialzo, a 335 punti, e la fiducia internazionale in ribasso, i capitali esteri in fuga (venduti Btp per 17,4 miliardi ad agosto) e Moody’s declassa l’Italia a Baa3, valutando, tra le varie cose, un aumento delle probabilità che l’Italia esca dall’euro, a causa di tensioni crescenti con i partner dell’Unione.


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Inoltre, nella maggioranza di governo, all’interno del triumvirato, sono scoppiati i primi seri – e pubblici – scontri. 

È interesse di tutte le parti al governo evitare una crisi, in un percorso che si trova a metà strada tra l’avvio dell’esperienza governativa, sette mesi fa, e la prova elettorale delle europee, tra sette mesi. 

Allo scontro con Bruxelles, il governo era preparato, anzi quasi ci contava. Lo spread e le fibrillazioni dei mercati sembrano non spaventare, anzi forse eccitano, il governo gialloverde.

La novità e forse l’imprevisto di questi giorni sembra essere l’incidente interno al governo, la curiosa diatriba sul decreto fiscale, un caso di ‘scrittura automatica’.

La ricostruzione della vicenda è un po’ noir e un po’ comica: il Consiglio dei ministri riunito discute e approva all’unanimità qualche giorno fa il decreto fiscale. Ma, rileggendolo (o leggendolo per la prima volta?) nei giorni successivi, e soprattutto, sotto i riflettori nazionalpopolari del programma Porta a Porta, messo alle strette dai puntini sulle i in diretta, il vice-premier Di Maio denuncia il grave fatto che il decreto è diverso dal testo concordato durante il Cdm! Sarebbe dunque stato manomesso in modo sostanziale con l’introduzione – mai condivisa, dice, da parte M5S – di un condono penale e di uno scudo fiscale sui capitali esteri (estremamente impopolare tra gli elettori di M5S). La parte Lega ribadisce che il testo del decreto coincide esattamente con quello condiviso al Consiglio dei ministri e insinua che i rappresentanti di M5S potessero non essere sufficiente attenti o non aver compreso…

Poi, il premier Conte sembra riuscire in quello che appare come il suo ruolo principale nel governo e cioè conciliare le posizioni, spesso politicamente distanti, tra Lega e 5 Stelle, in extremis, nelle ultime ore. Non è nemmeno interessante, direi, scendere nei dettagli dell’accordo, ma è legittimo chiedersi: quanto potrà durare questa faticosissima intesa?

I nuovi direttori Tg Rai, la nuova informazione

Le proposte di direttori del Tg1 del Movimento 5 Stelle sono tutte al femminile: Federica Sciarelli, nota per Chi l’ha visto?, e Giuseppina Paterniti, vicedirettrice del Tgr, con lunga esperienza da corrispondente Strasburgo e Bruxelles. Si tratterebbe della prima volta per delle giornaliste donne alla direzione del Tg1, un messaggio del governo (quota M5S) di volontà di cambiamento. La Lega vorrebbe invece direttore del Tg1 Gennaro Sangiuliano (vice direttore Tg1 dal 2009); se M5S vincesse la contesa, a Sangiuliano toccherebbe andare a dirigere il Tg2. Sempre per compensare il fronte femminile di M5S al Tg1, la direzione di Rai1 andrebbe in quota Lega a Marcello Ciannamea, mentre sarebbe in quota M5S Rai due, a Maria Pia Ammirati o a Carlo Freccero. Francesco Piccinini (M5S) potrebbe andare a dirigere Rainews.it mentre al Tgr c’è Alessandro Casarin, in quota Lega.

Ma come si informano oggi gli italiani? In epoca di social media, servono ancora i Tg? O stiamo perdendo tempo ad arrovellarci sui nomi di chi dirigerà forse il nulla?!?

Al Festival del giornalismo di Urbino, uno studio dell’osservatorio News-Italia del laboratorio di ricerca sulla comunicazione dell’università di Urbino, conferma la forza dei nuovi media, con una sorpresa: il televisore, come elettrodomestico, è desueto ma per quasi il 90% degli italiani l’informazione televisiva, come contenuto, è ancora strumento di consultazione principale. Si fa strada la tendenza a guardare la Tv su computer, tablet, smartphone. Il futuro dell’informazione appare come un collage di notizie ritagliate da media diversi, e ogni utente diventa un po’ ‘editore’, senza più confini tra le varie fonti. La televisione conferma, in questo modo, un ruolo centrale, ma consumata e spezzettata in ‘differita’ rispetto allo spazio-tempo dei palinsesti tradizionali.

I direttori dei Tg potrebbero diventare meno influenti, in prospettiva, e anche le spartizioni politiche dovrebbero tentare di aggiornarsi, forse.

@GiuScognamiglio

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