Legge di bilancio: la matematica è un’opinione!

In Italia, siamo alla soglia di uno dei due appuntamenti cruciali per la durata del governo: la legge di bilancio...

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini. REUTERS/Tony Gentile

Legge di bilancio: la matematica è un’opinione!

Il governo è alla vigilia del varo di importanti decreti legge, con i quali si giocherà il consenso dei suoi sostenitori ed elettori. Allo studio, in fase avanzata, ci sono la manovra finanziaria, il decreto sulla sicurezza e sui migranti. I due vice premier ripetono, all’uscita dai vertici dedicati, un mantra eloquente ma di difficile interpretazione: "non ci impicchiamo sui numeri!" Ma in pratica, cosa significa? Poiché si tratta di numeri, di risorse che devono coprire i costi, i conti tornano o no? 

Le ultime notizie sui numeri si riferiscono alla stima Istat del Pil, leggermente al rialzo – 1.6% invece di 1.5% di aprile - leggermente peggiorato invece il rapporto deficit-pil – 2,4% invece di 2.3% di aprile.

Anche su questo, non è facile decifrare le parole del ministro del Lavoro: «il tema non è quanto sforare ma quante risorse ci servono per migliorare la vita degli italiani». Si torna dunque ai ‘quanti’. Ha innervosito entrambi i vice premier la dichiarazione del capoeconomista dell’Ocse, che ha chiesto al governo italiano di non ridurre l’età pensionabile, perché non crea occupazione ma anzi aggrava il peso ereditato dalle prossime generazioni. Perchè s’intromettono questi? Dice il vice premier Di Maio, che precisa: «i burocrati se ne facciamo una ragione, quasi due terzi degli italiani sono con noi, il superamento della legge Fornero è nel contratto di governo e verrà realizzato».

Il ragionamento del governo è questo: facciamo l’elenco di tutto quello che desideriamo e vediamo quanto costa. Le shopping list sono due: a) M5S: reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, entrambi solo per gli italiani dop, viene precisato; b) Lega: riduzione delle tasse, flat tax, pace fiscale, pensionamento anticipato. In base a quanto tutto questo costa, ragionano i due vice premier, si deciderà di quanto sforare la famosa soglia del 1.6% e come recuperare fondi subito - spending review, taglio alle pensioni d’oro, riduzione degli sbarchi - e negli anni a venire attraverso la crescita del Paese, che si sarà rimesso in moto. E’ un ragionamento semplice, alla portata di tutti, perché rompersi la testa con gli economisti?

Il ‘guardiano dei conti’, il ministro Tria, è più taciturno al riguardo, forse è alle prese con la matematica... credo che la tenuta della maggioranza si misurerà principalmente in due momenti nell’anno in corso: il varo della legge di bilancio, appunto; e il risultato delle elezioni europee. Se a queste ultime il centro-destra dovesse riportare numeri schiaccianti, il governo avrebbe le ore contate...

Il caso Rai e la politica dei due forni

Dopo il ‘flop’ della prima elezione, Marcello Foa, un po’ in sordina, viene ricandidato a presidente della Rai. La Commissione di vigilanza ha dato il via libera mercoledì scorso, grazie ai voti della Lega, di M5S e di Fratelli d’Italia ma, soprattutto, grazie all’astensione – questa volta, a differenza del primo tentativo – di Forza Italia. Il Pd, Leu e Pierferdinando Casini hanno votato contro. 

Molto soddisfatto il segretario della Commissione di vigilanza, Massimo Capitanio, della Lega, e certamente soddisfatto anche Matteo Salvini, reduce da un incontro ad Arcore con Berlusconi nel quale, evidentemente, è stata messa sulla bilancia anche l’astensione su Foa. E’ scontato il voto di martedì prossimo della Commissione di vigilanza, a questo punto. Una volta trovato il presidente, inizieranno i giochi sulle nomine dei direttori dei Tg, delicate e strategiche. Le spartizioni vedrebbero al momento in ballo Alberto Matano (vicino a M5S) alla direzione del TG1, Luciano Ghelfi alla direzione del TG2, e Federica Sciarelli alla direzione del TG3. Marcello Ciannamea sembra quasi certo come direttore di RAI1. Nulla dunque, sembrerebbe andare a Forza Italia, lo scambio è su altro. E’ verosimile che l’accordo tra Lega e FI preveda scambi alle regionali in Basilicata, Abruzzo, Sardegna e Piemonte, per esempio Piemonte a Forza Italia e Sardegna alla Lega.

A proposito degli accordi tra Berlusconi e Salvini, non si dice preoccupato Di Maio, che ribadisce: «per le elezioni ognuno si attrezza per sé. Non andiamo alle elezioni con la Lega, né alle politiche, né alle europee».

@GiuScognamiglio

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