I giallo-verdi e la fantasia al potere

Matteo Salvini e Luigi Di Maio. REUTERS/Tony Gentile
Matteo Salvini e Luigi Di Maio. REUTERS/Tony Gentile

Si succedono i commenti di disapprovazione della manovra finanziaria proposta dal governo italiano da parte di autorità tecniche indipendenti nazionali e internazionali: Fmi, Banca D’Italia, Bce, Inps, Commissione Europea.

La risposta più o meno standard del governo italiano è un invito a tutti a candidarsi alle prossime elezioni, cioè a fare politica dichiaratamente e non indirettamente.

Tutto è politico, dunque, e nulla è tecnico, anche se si tratta di numeri e bilanci. Torna alla mente il mito rivoluzionario del secolo scorso, il pensiero ideologico forte secondo il quale tutto era politico, anche il personale, il privato. Come si sa, è poi prevalso un "pensiero debole incapace di visioni energetiche", come lo definisce il filosofo Zizek nel suo libro In difesa delle cause perse.

C’è forse una voglia di pensiero forte dietro le sparate, gli slogan, i tweet, le dirette Facebook del governo gialloverde? La coppia +1 al governo esprime forse una nuova forma del mito marxista dell’emancipazione collettiva?

Pace fiscale, cancellazione dei debiti, reddito di cittadinanza, flat tax, crescita per tutti… Altri slogan di quegli anni erano "la fantasia al potere" e la necessità di una "coerenza rivoluzionaria".

Molto energetiche rivendicazioni di coerenza le lancia sistematicamente Matteo Salvini, che ritiene il proprio operato rivoluzionario al 100% rispetto ai governi espressioni del sistema che lo hanno preceduto, e una notevole dose di fantasia la dimostra spesso Luigi Di Maio nel descrivere le imperscrutabili vie dello Sviluppo Economico.

Paolo Cirino Pomicino, celebre ministro andreottiano della Prima Repubblica, uno degli artefici del mostruoso debito pubblico di questi anni, ha rilasciato in settimana un’intervista al Foglio, concludendo le sue riflessioni sul braccio di ferro in corso tra politici e tecnici con il suo solito acume: «Io sono stato l’ultimo ministro dell’Economia politico e non tecnico, che è il modo migliore per governare... a patto di sapere di cosa si parla”.

@GiuScognamiglio

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