12 marzo 2018 - Le notizie della settimana in Italia

Il leader del Movimento 5 stelle stringe la mano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Reuters
Il leader del Movimento 5 stelle stringe la mano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Reuters

Le prospettive post voto

Il dado è tratto: gli italiani hanno scelto: via chi ha governato, anche se bene, ma non ha saputo interpretare la voglia di cambiamento che 10 anni di crisi hanno reso non rinviabile. Due terzi degli elettori hanno dunque premiato i pentastellati e il centrodestra a trazione leghista. Non ci sarà dunque alcuna maggioranza certa in Parlamento. Sia al centrodestra che ai 5 Stelle mancano infatti diversi seggi - sia alla Camera che al Senato - per formare un governo da soli.


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Ne sapremo di più il 23 marzo, quando i giochi per eleggere i presidenti di Camera e Senato saranno più chiari. Pur se esclusa ripetutamente dai protagonisti, un’intesa tra i due schieramenti vincitori non può essere esclusa: il Pd sembra infatti fuori gioco, alle prese con gravi problemi di leadership, dopo la sonora sconfitta. Se l’appello alla responsabilità fatto dal presidente Mattarella fosse accolto davvero, sono Salvini e Di Maio a dover trovare elementi comuni nei loro programmi e provare a imbastire una squadra di governo.In caso di mancato accordo, al presidente non resterebbe che promuovere un governo istituzionale che vari una nuova legge elettorale, con la quale tornare al voto in un anno.

La borsa italiana, nelle ore successive alle elezioni, è caduta del 2%, salvo recuperare in fretta il passivo, in attesa di una valutazione sulle politiche. Una cosa sembra certa: l’Italia non potrà costituire nei prossimi mesi la terza gamba del rilancio del processo di integrazione europea, come auspicato da Francia e Germania, dal momento che le forze vincitrici hanno ricevuto consensi per realizzare politiche di chiusura e di euro-scetticismo...

Economia e politica: l’Italia resta indietro sui pagamenti cashless

Questa settimana sono emersi i risultati di uno studio dell’Osservatorio Community Cashless Society di The European House – Ambrosetti, che evidenzia un importante dato circa l’utilizzo del contante in Italia. L’Osservatorio ha mappato 85 economie al mondo, tra cui quella italiana, e i risultati dicono che l'Italia è il terzultimo Paese in Europa per utilizzo di pagamenti cashless (la peggior performance appartiene alla Grecia con appena il 12% in cashless e il restante 88% in contante, mentre la media Ue fa emergere un rapporto 26%/74%).

Nel 2017, in Italia, solo il 14% dei pagamenti è stato effettuato con carte di pagamento o attraverso strumenti di pagamento digitale. L'86%, invece, è stato effettuato con denaro in contante. Ma c'è di più: dai numeri dell'Osservatorio emerge anche che l'utilizzo del contante, nel nostro Paese, continua a crescere. Nel solo periodo che va dal 2016 al 2017 è aumentato del 3,8%, passando da 190,4 a 197,7 miliardi di euro. Un aumento che si riflette sul rapporto fra denaro contante e Pil, che nel 2017 arriva a toccare il record storico dell'11,6% (la media Ue è del 10,1%).

Una percentuale importante, che paragonata a quella della Svezia (dove il rapporto è all'1,5%) chiarisce in modo inequivocabile la situazione italiana. La peggior performance, tuttavia, appartiene all'Ungheria, dove il rapporto contante/Pil è al 19,2%. È una questione di civiltà contemporanea...

Eni verso l’energia rinnovabile

Questa settimana Eni e Commonwealth Fusion Systems (Cfs), società nata come spin-out del Massachusetts Institute of Technology (Mit), hanno sottoscritto un accordo che permetterà al colosso oil italiano di acquisire una quota del capitale di Cfs per sviluppare il primo impianto che produrrà energia grazie alla fusione, fonte sicura, sostenibile, virtualmente inesauribile e senza alcuna emissione di inquinanti e gas serra.

Eni acquisirà una quota rilevante nella società, a fronte di un investimento iniziale di 50 milioni di dollari (40,6 milioni di euro al cambio attuale), entrerà a far parte del consiglio di amministrazione e potrà dare il proprio contributo anche in termini di risorse e know how industriale.

L'ingresso di Eni in Cfs sarà perfezionato entro il secondo trimestre di quest'anno. Contestualmente, Eni ha sottoscritto un accordo con il Mit che gli consentirà di svolgere congiuntamente diversi programmi di ricerca. Questi accordi si inquadrano nella strategia di decarbonizzazione di Eni e rappresentano la volontà di rafforzare le partnership di ricerca nel settore energetico, grazie anche allo sviluppo di tecnologie "game changer", per rispondere ai crescenti fabbisogni energetici con soluzioni sostenibili in termini ambientali ed economici.

@GiuScognamiglio 

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