14 maggio 2018 - Le notizie della settimana in Italia

Il palazzo del Quirinale a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi
Il palazzo del Quirinale a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi

In Italia siamo finalmente alla fase finale del negoziato per il governo. E per fortuna, il premier sarà un politico!


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Finalmente il governo

Questa settimana, a Roma, i due vincitori delle elezioni del 4 marzo, M5S e Lega, hanno ripreso a lavorare per costruire un’ipotesi di governo. Ancora una volta, l’attesa è l’unica opzione di Mattarella, che ha posto la scadenza al prossimo lunedì per venire a capo di tutti i veti incrociati. Il presidente attende anche di conoscere il nome del presidente del Consiglio: lui o lei (da stasera, sembra chiaro che sarà un politico e non un tecnico) sarà quindi incaricato ‘con riserva’ e avrà 15 giorni di tempo per proporre una lista di ministri. Flat tax, pensioni e migranti i pilastri del nuovo possibile governo.

Deficit 2019: alla ricerca di nuove idee

Questa settimana, a Roma, si è discusso (e si sta discutendo) del deficit 2019. I vertici di Lega e M5S devono cercare di definire il contratto programmatico su cui costruire il nuovo governo.

Anche perché il conto della prossima manovra partirebbe da almeno 30 miliardi con: 1) lo stop alle clausole Iva da quasi 12,5 miliardi; 2) il superamento della legge Fornero sulle pensioni da 5-8 miliardi; 3) l’avvio del reddito di cittadinanza sul modello del reddito di autonomia lombardo da 2 miliardi; 4) il ricorso a una flat tax; 5) le misure per imprese, scuola e lavoro; 6) la copertura delle cosiddette spese indifferibili.

Sul tema deficit, la Lega che resta propensa ad avvicinarsi al tetto ideale del 3% (senza comunque sfondarlo) mentre i Pentastellati sono orientati a mantenere una posizione più un in linea con i vincoli Ue. Non a caso, almeno fino ai giorni scorsi, le prime stime elaborate dai Cinquestelle prevedevano un deficit programmatico per il prossimo anno non distante dallo 0,8% indicato nel quadro tendenziale del Def presentato dal governo Gentiloni.

Con tutta probabilità, il compromesso verrà trovato a metà strada, con un deficit tra l’1,1% e l’1,4%, comunque inferiore all’1,6% registrato quest’anno ma in grado di garantire un minimo di margine di manovra contabile, al netto della correzione da apportare per il 2019 (0,1%). Un margine che sarebbe però insufficiente. Ecco allora che potrebbe prendere corpo l’opzione, che starebbe valutando il M5S, di un’operazione straordinaria magari per far uscire gli investimenti dal perimetro dell’indebitamento Pa (ma non attraverso la Cdp). Un’idea che sembra assomigliare alla banca per gli investimenti pubblici valutata in passato anche dal Carroccio.

@GiuScognamiglio

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