11 giugno 2018 - Le notizie della settimana dal mondo

I leader dei Paesi del G7. REUTERS/Leah Millis
I leader dei Paesi del G7. REUTERS/Leah Millis

Difficile fare previsioni intelligenti nemmeno sull’esito del negoziato sulla questione migrazioni in Europa...
Non ci resta che attendere...
Buona lettura


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Usa-Europa: alleati o nemici?

Questa settimana, in Canada, si è svolto il G7, il summit che riunisce ogni anno i capi di Stato e di governo dei 7 Paesi più industrializzati al mondo (rappresentano il 60% del valore netto della ricchezza globale), a Charlevoix, in Quebec, presieduto dal premier canadese Justin Trudeau. La presidenza del G7 viene assunta a rotazione da ciascun Paese che ne fa parte, con il seguente ordine: Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Italia e Canada.

Anche l’Unione europea partecipa al G7, ma non presiede né ospita i vertici. I cinque temi principali di questo G7 sono stati: crescita economica inclusiva, uguaglianza di genere e il ruolo delle donne, pace e sicurezza, lavoro, cambiamenti climatici e inquinamento degli oceani. Anche altri argomenti verranno affrontati, come i dazi doganali introdotti dagli Stati Uniti su acciaio (25%) e alluminio (10%), le sanzioni imposte all’Iran e l’immigrazione.

Nel 2014, i leader del G7 hanno deciso di sospendere la partecipazione del governo russo al G8, in seguito alla grave crisi internazionale che si è sviluppata attorno all’annessione della Crimea al territorio russo. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato fin dal primo giorno il suo disappunto per il fatto che il G7 ‘si sia ristretto’ e ha invitato gli altri leader a considerare il reinserimento della Russia nel club dei forti. La proposta è stata appoggiata dal premier italiano Giuseppe Conte: «la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell’interesse di tutti». I leader di Canada e Francia si sono immediatamente opposti, in quanto “rappresentanti di Paesi con dei valori”, valori che sono stati più volte violati dalla Russia.

Il presidente Trump, come aveva annunciato, ha lasciato il G7 prima della chiusura, in vista dello storico vertice con il leader nordcoreano Kim Jong-un, che si terrà martedì a Singapore. Prima di andarsene, Trump ha dichiarato di essere soddisfatto dell’incontro e dei temi affrontati con gli altri leader, sentimento che non sembra essere condiviso da tutti. I dazi imposti dagli Stati Uniti potrebbero scatenare una ‘trade war’ con il Canada, il Messico e l’Unione europea, che hanno minacciato di fare lo stesso.

Tuttavia, Trump non sembra spaventato da questa eventualità, ribadendo che si tratterebbe di una guerra che gli Stati Uniti vincerebbero ad occhi chiusi. L’uscita di scena di Trump non sembra casuale, pochi minuti prima della discussione su ambiente e cambiamenti climatici, un argomento che al presidente americano interessa poco, fedele alla sua linea di politica estera, che sembra essere sempre quella di tenersi alla maggiore distanza possibile dalla foreign policy di Obama.

Merita una menzione il dilettantismo istituzionale del presidente italiano. “Diamogli tempo”, sostengono molti osservatori... chissà se basterà per imparare, dal momento che il neo presidente avrà sempre un’agenda complicata dall’avere troppi stakeholder ai quali rendere conto... 

UNIONE EUROPEA - La fine del trattato di Dublino

Questa settimana, a Lussemburgo, i ministri dell’Interno e della Giustizia hanno votato contro il compromesso sulla riforma delle regole per rivedere l’accordo sul diritto d’asilo per i migranti (Convenzione di Dublino, 5 giugno 1990) che arrivano in Europa. Lo stop al testo proposto dalla presidenza bulgara, che allontana ogni speranza di accordo anche in vista del vertice Ue di fine giugno, oltre che dall’Italia, arriva da Spagna, Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

La motivazione principale dell’opposizione al testo bulgaro è che, rispetto alla proposta di riforma del 2016, aumenta le responsabilità e riduce la solidarietà per i Paesi di frontiera, limitando la redistribuzione dei richiedenti asilo. Theo Francken, sottosegretario di Stato belga responsabile dell’immigrazione, ha dichiarato che «la riforma è morta. Siamo vicini all’Italia. Ho chiesto a Salvini di smettere di accettare i migranti in Italia, per impedire alle mafie di arricchirsi. Stop all’immigrazione illegale. Bisogna trovare un modo per aggirare l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo». Sulla stessa linea l’Austria, che abbandona il negoziato, mentre la Francia di Macron guida il drappello in difesa della revisione e starebbe lavorando con Berlino e Stoccolma ad una nuova proposta di intesa, da portare direttamente al summit. 

@GiuScognamiglio

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