Tunisia e Iran caldi e le notizie dal mondo

15 gennaio 2018 - - Le notizie della settimana dal mondo

Giovani laureati gridano slogan, mentre la polizia antisommossa fa la guardia, durante le proteste contro l'aumento dei prezzi e gli aumenti delle tasse. Tunisi. REUTERS/Zoubeir Souissi
Giovani laureati gridano slogan, mentre la polizia antisommossa fa la guardia, durante le proteste contro l'aumento dei prezzi e gli aumenti delle tasse. Tunisi. REUTERS/Zoubeir Souissi

In Medio Oriente non c'è mai pace...

Tunisia e Iran caldi…

Questa settimana, mentre i disordini in Iran sono scemati (come era prevedibile), in diverse città della Tunisia, ci sono state – e continuano ad esserci – delle violente proteste per le nuove misure di austerità volute dal governo. Le rivolte si sono concentrate prevalentemente nella capitale Tunisi e nella vicina Terouba, ma si sono accesi focolai in un’altra ventina di città, tra cui Sidi Bouzid, dove nel gennaio del 2011 si diede fuoco Mohamed Bouazizi.
Come sappiamo, il suicidio del 26enne venditore ambulante, immolatosi contro le condizioni economiche nelle quali era costretto a vivere, ha dato origine alle “primavere arabe”, che solo in Tunisia hanno avuto un esito democratico.

Ciò non significa, tuttavia, che il Paese abbia risolto tutti i suoi problemi. Negli ultimi sette anni, tante cose sono cambiate: si sono succeduti 9 governi e l’ultimo di questi, circa un anno fa, ha stabilito con il Fondo Monetario Internazionale un accordo di prestito di circa 3 miliardi di dollari (da distribuirsi in quattro anni) in cambio di riforme economiche.
E  infatti, proprio il primo gennaio, è entrata in vigore la nuova legge finanziaria per il 2018, che prevede: 1) tagli dei sussidi energetici con conseguenti aumenti di prezzo per il carburante, in un Paese dove i mezzi pubblici funzionano male e a singhiozzo; 2) una serie di rincari che hanno investito anche le assicurazioni, i servizi in generale, i beni di prima necessità (come il pane); 3) una maggiorazione dell’uno per cento sull’Iva.

La manovra è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendo esplodere la rabbia dei giovani, già esasperati per la marginalizzazione e la disoccupazione. Come se non bastasse, i problemi economici hanno riacceso le rivalità – solo apparentemente sopite – tra i diversi partiti politici. Diversi dirigenti del partito di maggioranza relativa, Nidaa Tounes, stanno chiedendo di rivedere l’alleanza di governo con il partito islamico di Ennahda, e questo potrebbe rappresentare una minaccia piuttosto grave: in un Paese ancora fragile, un governo di coalizione unito è indispensabile. 

Nel frattempo, in Iran, Le Guardie della rivoluzione (potente corpo militare creato dopo la rivoluzione khomeinista del 1979), hanno annunciato che le proteste scoppiate il 28 dicembre scorso sono state “sedate”: le rivolte si erano diffuse molto rapidamente, ma non avevano alcuna organizzazione o partito politico alle spalle, e la capacità dei manifestanti di comunicare tra loro era stata indebolita dalla decisione del governo di bloccare l’accesso a Telegram. Il malcontento del popolo iraniano, comunque, non è il solo problema: dal punto di vista internazionale, le tensioni tra Iran e Stati Uniti sono crescenti, e mentre le Guardie della rivoluzione danno alle “forze straniere” la colpa delle proteste, Trump si prepara a deliberare sulle sanzioni economiche imposte all’Iran, che erano state rimosse con lo storico accordo sul nucleare iraniano del 2015. C’è molta incertezza su quello che potrebbe decidere il governo americano: Trump potrebbe usare l’argomento delle proteste anti-regime degli ultimi giorni per sostenere l’inaffidabilità del governo iraniano e dare forza a chi fin dal principio si era opposto all’accordo sul nucleare, oppure potrebbe prendere tempo e trovare altre soluzioni per opporsi a Teheran. Teniamo gli occhi aperti…

UNIONE EUROPEA - Bulgaria nuovo Presidente UE

Dal primo gennaio al 30 giugno 2018, la Bulgaria sarà a capo del Consiglio Ue. Secondo il sistema introdotto dai Trattati di Lisbona nel 2009, la presidenza viene assunta a turno, ogni sei mesi, dagli Stati membri. Gli Stati che esercitano la presidenza collaborano strettamente a gruppi di tre, e per questo sono chiamati "trio": quello attuale è composto da Estonia (1 luglio – 31 dicembre 2017), Bulgaria e Austria (1 luglio – 31 dicembre 2018).

Guardando ai sei mesi appena trascorsi, va sottolineato che l’Estonia ha lavorato per un totale di 377 progetti, portando avanti obiettivi basati su: a) economia europea aperta e innovativa; b) sicurezza internazionale; c) digitalizzazione e libera circolazione dei dati; d) inclusività e sostenibilità. Merita di essere citato, tra i traguardi della presidenza appena conclusasi, il più grande accordo commerciale bilaterale mai negoziato dall'Unione europea, che apre il mercato giapponese ai prodotti alimentari e agricoli dell'Ue, nonché a servizi e appalti pubblici. Potenzialmente, la manovra potrebbe far aumentare del 32% le esportazioni in Giappone. Nel lungo periodo, questo potrebbe aggiungere al PIL fino a 4,9 miliardi di euro, aumentando così il benessere economico.

Un grande stimolo, quindi, per la nuova leadership bulgara, che si prefigge, per i prossimi sei mesi, obiettivi altrettanto ambiziosi: la presidenza lavorerà infatti con i suoi partner a favore dell'unità tra gli Stati membri e le istituzioni dell'Ue, al fine di fornire soluzioni concrete per costruire un'Unione europea più forte, più sicura e più solidale. Quattro i settori chiave: 1) futuro dell'Ue e giovani; 2) Balcani occidentali; 3) sicurezza e stabilità; 4) economia digitale. Fondamentale, almeno fino al 30 giugno, sarà una visione future-oriented, per garantire all’Unione europea crescita economica e coesione sociale. Non meno importante, per la Bulgaria, sarà mantenere un ruolo chiave nel dibattito per il budget europeo dopo il 2020.

Finalmente l’industria militare diventa europea

Il primo bando della Difesa Europea è stato vinto dalla società italiana Leonardo, ex Finmeccanica. Si tratta del settore della sicurezza marittima, che vedrà coinvolta in testa la Marina Militare italiana per l’utilizzo di piattaforme senza pilota e dei droni.

Il team «Ocean2020», guidato da Leonardo, vede la partecipazione di 15 Paesi europei con 42 partner, compresi i ministeri Difesa di Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Lituania e il supporto dei ministeri della Difesa di Svezia, Francia, Regno Unito, Estonia e Olanda.

La prima dimostrazione operativa si svolgerà nel 2019 nel Mar Mediterraneo e sarà coordinata dalla Marina Militare italiana. Coinvolte unità navali di diversi Paesi, incluse quelle italiane equipaggiate con i sistemi di Leonardo da cui opereranno gli elicotteri senza pilota dell’azienda Hero e Solo. La seconda dimostrazione, pianificata nel 2020 nel Baltico, sarà coordinata dalla Marina Militare svedese.

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