Intervento in Siria e le altre notizie dal mondo

17 aprile 2018 - Le notizie della settimana dal mondo

Veduta aerea di Barzeh in Siria. REUTERS/Ali Hashisho
Veduta aerea di Barzeh in Siria. REUTERS/Ali Hashisho

L'intervento in Siria si porta dietro il forte dubbio di una totale mancanza di evidenze sulla presenza di armi chimiche. Consoliamoci con la quasi certezza che non dovrebbe esserci alcuna escalation, viste le precauzioni adottate prima del lancio di missili.

Intervento in Siria: etica o politica?

Questa settimana, a Barzeh, pochi chilometri a nord di Damasco, Usa, Francia e Gran Bretagna hanno lanciato un attacco missilistico contro un centro di ricerca. ll sito era sospettato di aver sviluppato armi chimiche e biologiche e di essere stato usato anche come deposito per stoccarle. L’attacco, infatti, è arrivato a una settimana dal sospetto raid con agenti chimici sulla città ribelle di Douma, dove sono morte dalle 43 alle 70 persone, secondo gli attivisti dell’opposizione.

Damasco e Mosca hanno negato di aver condotto attacchi chimici e hanno accusato i ribelli di aver inscenato l’attacco per innescare l’intervento americano. Secondo Robert Kaplan, analista di affari internazionali, non c’è motivo di impressionarsi di fronte a un tale inasprimento delle tensioni in Medio Oriente: «Con l’attacco missilistico, Donald Trump e i suoi alleati mandano un messaggio forte a Vladimir Putin e alla leadership iraniana, oltre che ad Assad». 

In effetti, andando ad analizzare l’attacco di Barzeh (dove non ci sono state vittime, né civili né militari) si può notare come questo sia stato organizzato in modo da minimizzare il rischio di una risposta da parte di Putin che, così come Trump, vuole evitare un allargamento del conflitto. Washington, con i suoi missili, ha inviato un avvertimento, rivolto specialmente ad Assad, a non fare uso di armi chimiche, perché la risposta, poi, sarebbe ancora più devastante.

Comunque, continua Kaplan: «L’aggravamento della crisi in Siria è anche frutto dell’atteggiamento ondivago degli Stati Uniti, dei vuoti lasciati in quell’area: le armi chimiche sono state usate alle porte di Damasco subito dopo l’annuncio del ritiro americano. L’uso dei gas è un crimine da condannare, ma Trump, annunciando il ritiro, ha mandato un segnale interpretato da Assad come un semaforo verde: via libera all’eliminazione delle ultime sacche di resistenza che ancora minacciano il suo regime. Putin ha le sue responsabilità, ma nella partita siriana è stato, in realtà, abbastanza prudente». 

E comunque, basta con interventi senza prove! La verità è che ciascuno dei Paesi intervenuti aveva una ragione diversa da quella etica: Trump vuole dimostrare di agire diversamente da Obama (ricordiamo quando Obama minacciò l’intervento e poi non agì); Macron vuole ribadire il suo ruolo di gendarme d’Europa e la May cerca di far uscire il suo Paese dall’angolo nel quale si è ficcato con la Brexit... 

UNIONE EUROPEA - Si costruisce l’Europa

Questa settimana, a Bruxelles, i gruppi politici hanno preparato i dibattiti per la sessione plenaria a Strasburgo, prevista dal 16 al 19 aprile. Il primo punto in Agenda riguarda la discussione con il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, sul futuro dell’Europa: i deputati esprimeranno il loro voto sulle  nuove regole che incoraggiano il riciclo dei rifiuti, sugli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sulle disposizioni per prevenire il riciclo di denaro e il finanziamento del terrorismo, sull’etichettatura degli alimenti biologici, sulla restrizione delle regole in materia di omologazione delle vetture e sugli incentivi per aumentare l’efficienza energetica degli edifici.

I parlamentari europei discuteranno altresì i progetti finali delle risoluzioni sulla protezione dei giornalisti investigativi, il pluralismo e la libertà dei media così come la parità di genere in quel settore. A seguito della plenaria, sarà inoltre votato dalla commissione Libertà civili, giustizia e affari interni un nuovo progetto di regolamento che istituisce una procedura unica comune per i richiedenti asilo, nel quadro della revisione del Sistema Comune europeo di Asilo. Lo scopo delle nuove regole è di evitare il cosiddetto “asylum-shopping”, semplificando e riducendo le procedure, e offrendo garanzie ai richiedenti asilo. La bozza di regolamento chiarifica e armonizza il concetto di Paese di origine sicuro. 

@GiuScognamiglio 

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