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Bambini in gabbia, boomerang per Donald e le altre notizie dal mondo

25 giugno 2018 - Le notizie della settimana dal mondo

Un bambino in un rifugio per migranti. REUTERS/Daniel Becerril
Un bambino in un rifugio per migranti. REUTERS/Daniel Becerril

Le similitudini tra le “cattiverie” di Trump e quelle di Salvini sono evidenti in questi giorni, nella narrazione e nelle decisioni in tema di migranti. Per Donald, è già tempo di marce indietro, per Salvini, una questione di tempo...

In UK, intanto, anche Airbus saluta e se ne va...

Bambini in gabbia, boomerang per Donald 

Donald Trump ha fatto marcia indietro. L’indignazione per le lacrime dei bambini strappati ai propri genitori, alla fine ha prevalso. Il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo che blocca la separazione dei minori dagli adulti che varcano illegalmente la frontiera Usa-Messico. Basandosi sul cosiddetto Flores agreement, che vieta l’incarcerazione dei bambini al momento dell’arresto dei loro accompagnatori, l’amministrazione americana nelle scorse settimane aveva allontanato oltre duemila minorenni dai propri genitori, spedendoli da soli in centri di accoglienza in Texas.

La reazione interna, non solo dei liberal ma anche di una fetta della base conservatrice del presidente americano, non si è fatta attendere e Trump è stato costretto a tornare sui suoi passi. Una brutta sconfitta, soprattutto in vista delle elezioni di midterm, per chi come lui ha fatto delle politiche migratorie ferree e della tolleranza zero il mantra della propria campagna elettorale. Intanto, non è chiaro cosa succederà ai bambini già separati e di come sarà possibile il  ricongiungimento familiare.

Questo episodio testimonia una volta di più che, se i leader insistono con il raccontare storie e prospettive “cattive”, forse prendono inizialmente qualche voto, ma poi non è facile essere sempre vincenti. Alla lunga, si finisce con l’inciampare e poi, quando si inverte il favore emotivo, potrebbe rivelarsi impossibile opporsi all’onda di critiche che ti travolge... Prendano lezione anche i Trump di casa nostra, senza ripetere gli stessi errori...

UNIONE EUROPEA - Airbus lascia il Regno Unito

A due anni dal referendum sulla Brexit,  il secondo produttore di aerei civili al mondo minaccia la fuga. Airbus ha detto in pubblico quello che sta dicendo da mesi a ministri e funzionari inglesi in privato: riesaminerà i propri investimenti nel Regno Unito e la sua presenza di lungo periodo nel Paese, se la Gran Bretagna uscirà dal mercato unico europeo e dall’unione doganale, senza un accordo vantaggioso.

Il Ceo dell’azienda con sede a Tolosa, ha dichiarato di avere già bloccato, come misura precauzionale, ogni espansione degli investimenti nel Paese.

Il colosso aerospaziale impiega attualmente 14.000 lavoratori: personale  altamente qualificato, altamente retribuito e con una crescita della produttività annua del 4% .

Le dichiarazioni sono una batosta per Theresa May, attesa a fine mese a Bruxelles  per un summit che si preannuncia difficilissimo e le cui proposte per un’uscita “indolore” dall’Ue sono state ripetutamente respinte.

Airbus potrebbe trasferire la sua produzione dalla Gran Bretagna in altri Paesi europei, avendo peraltro bisogno del sostegno dell'Unione Europea contro Donald Trump e Boeing.

Lentamente ma inesorabilmente, la nostra previsione su un destino del Regno Unito verso una Singaporizzazione della sua dimensione politica ed economica si sta avverando: la Regina resterà alla testa di un piccolo reame, senza industrie e senza terre, e sarà stata anche colpa sua... Aspettiamo le prossime puntate...

@GiuScognamiglio

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