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La "sorprendente" vittoria di Putin e le altre notizie dal mondo

26 marzo 2018 - Le notizie della settimana dal mondo

Vladimir Putin. Sergei Chirkov/POOL via Reuters
Vladimir Putin. Sergei Chirkov/POOL via Reuters

Mentre in Italia vincono i populisti, in Russia, sorpresa, vince Vladimir Putin. Che forse ha vinto anche in Italia, se fosse vero quanto circola da tempo sui legami, anche economici, tra lo zar di San Pietroburgo e quello di Milano.

Putin vince ancora!

Questa settimana a Mosca, Vladimir Putin ha stravinto le elezioni, riconfermandosi a capo del Cremlino fino al 2024. Con il miglior risultato di sempre, il Presidente russo è ora al suo quarto mandato, grazie al 76,6% di voti.

Gli sfidanti erano sette, sei uomini e una donna. Gli ultimi 4 non hanno superato la soglia dell’1%: 1) Pavel Grudinin, volto nuovo del Partito comunista, finora sempre rappresentato alle urne da Ghennadj Zjuganov, è stato il solo a superare la doppia cifra, ottenendo circa il 12% dei voti; 2) Vladimir Zhirinovskij, il nazionalista leader del Partito liberaldemocratico alla sua sesta candidatura, con il 5,6% dei voti: 3) Ksenia Sobchak, unica donna, conduttrice televisiva e presunta figlioccia del presidente al suo debutto in politica, con l'1,67%; 4) Grigorij Javlinskij, liberale a capo di Jabloko, che correva per la terza volta; 5) Serghej Bubarin, nazionalista; 6) Maksim Surajkin, nominato da un partito alternativo al Pc parlamentare, Comunisti di Russia; 7) Boris Titov, l'ombudsman degli imprenditori.

Ovviamente, non sono mancate le polemiche: opposizione e attivisti hanno denunciato centinaia di brogli e violazioni, rendendo pubblici alcuni video che sosterrebbero tale tesi. Tuttavia, per il capo della Commissione elettorale centrale, Ella Pamfilova, le operazioni di voto non avrebbero registrato gravi violazioni. Anche il ministero dell'Interno di Mosca ha sottolineato la sostanziale regolarità del voto.

Nonostante i consueti dissensi, comunque, il neoeletto presidente ha dedicato al futuro il suo discorso alla Nazione, ringraziando tutti i suoi sostenitori e sottolineando l’importanza di essere uniti (anche con coloro che hanno votato per un’altra squadra) per “lavorare duramente al futuro della Grande Russia”.

Unione Europea - Web Tax: la parola alla Commissione

Questa settimana, la Commissione europea ha presentato la sua proposta sulla web tax, ossia il regime di tassazione per i giganti di Internet. Sono stati presentati infatti “nuovi requisiti contro l’elusione fiscale nella legislazione dell’Ue, che disciplina le operazioni di finanziamento e investimento”. La Commissione ha inoltre fornito le linee guida sull’attuazione di tali requisiti e le informazioni relative a come gli stati membri dovrebbero valutare i progetti che coinvolgono entità elencate dall’Ue come non cooperative ai fini fiscali.

Il punto più significativo della proposta di Bruxelles riguarda la definizione di una presenza digitale standard del contribuente per tassarne i profitti, diversamente dalla presenza fisica utilizzata finora. La proposta è quella di definire un meccanismo (applicabile a oltre 100 imprese europee, americane ed asiatiche) di tassazione sul fatturato a livello nazionale delle singole imprese digitali.

La questione (su cui c’è sempre stata forte divisione, sin dalla prima richiesta da parte dei 27 paesi membri lo scorso settembre) potrebbe tuttavia rimanere bloccata: il gruppo dei paesi favorevoli al provvedimento, tra cui l’Italia, deve fronteggiare l’opposizione di alcuni stati membri, la cui legislazione fiscale è molto più leggera rispetto ai giganti della rete.

La web tax, in particolare, è sostenuta con decisione da Italia, Francia, Spagna e Germania, mentre Olanda, Irlanda, Cipro, Malta e in parte la Danimarca frenano, cercando di guadagnare tempo, anche se nessuno si è espressamente detto contrario alla misura.

Alle difficoltà politiche interne all’Unione europea si aggiungono le frizioni con gli Stati Uniti sui dazi su acciaio e alluminio sostenuti dall’amministrazione Trump, anche se il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha assicurato che le due questioni non sono in relazione tra loro.

@GiuScognamiglio 

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