30 luglio 2018 - Le notizie della settimana dal mondo

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. REUTERS/Juan Medina
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. REUTERS/Juan Medina

La tradizionale efficienza spagnola scricchiola, mentre noi europei - curiosamente - diamo prova di saggezza nella gestione del trumpismo. 


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Spagna, governo Sanchez: la sfiducia costruttiva traballa...

Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha accusato l'opposizione di colpire i cittadini per logorare il governo, dopo aver perso, venerdì scorso, la prima battaglia in parlamento sulla legge di bilancio. 

La finanziaria, votata da 88 deputati sui 350 totali del parlamento prevedeva un aumento del 4,4% della spesa e un abbassamento del deficit all’1,8% per il 2019. Scontata era l’opposizione di Ciudadanos e dei Popolari che, con il nuovo leader Pablo Casado, hanno assunto una posizione molto rigida contro il governo. Inattesa invece la defezione del gruppo, parecchio eterogeneo, degli alleati (essenzialmente la sinistra di Podemos - del leader Pablo Iglesias - e alcuni deputati autonomisti), che hanno accusato il premier di essere troppo timido nelle concessioni alle autonomie regionali  e troppo in linea con il governo precedente sulla spesa sociale. Il governo ha un mese di tempo per preparare un nuovo progetto, che dovrà ancora una volta passare per il senato, dove i Popolari hanno la maggioranza. Se la nuova proposta, come appare probabile, non passerà, si percorrerà la strada delineata dal precedente esecutivo,  con un aggiustamento del deficit di 11.000 milioni, rispetto ai 5.000 milioni concordati poche settimane fa a Bruxelles. Anche se la crisi di governo non sembra imminente e i leader socialisti si sono affannati a calmare le acque, la coalizione che ha sfiduciato Mariano Rajoy a giugno scorso mostra i primi segni di cedimento.  Il governo Sanchez, che  ha poco tempo e un’ottantina di deputati, il minor sostegno della storia democratica spagnola, rischia di perdersi dietro a infinite richieste di concessioni e autonomie.  Se il governo Rajoy, con 137 parlamentari a favore alla Camera e la maggioranza assoluta al Senato, è riuscito a far approvare appena una manciata di leggi in due anni, il suo successore rischia l’immobilità. È il rischio di sistemi, come quello spagnolo, caratterizzati dalla cosiddetta “sfiducia costruttiva”: sei costretto a proporre una nuova maggioranza per sfiduciare la precedente, ma non sempre funziona... 

UNIONE EUROPEA - Mano tesa della Ue all’”insostenibile” Donald 

Zero dazi sulle auto in cambio di gas e soia americani. Il vertice di mercoledì fra Donald Trump e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si è concluso con un comunicato congiunto che di fatto congela la guerra commerciale. L’obiettivo dichiarato dai due presidenti è quello di arrivare in un futuro più o meno prossimo a un azzeramento di tassi e barriere sui beni industriali. I tempi e i modi di questa distensione saranno fissati da un gruppo di lavoro, anche se per ora, nessuna delle due parti ha fissato scadenze. La visita del presidente Juncker a Washington arriva in momento in cui il bullismo commerciale americano aveva mandato nel panico il settore automobilistico, minacciando dazi del 25% sulle importazioni di auto provenienti dall’Ue. Sia Trump sia Juncker si sono detti soddisfatti al termine del summit. La Ue ha incassato lo stop immediato alle tariffe sulle auto, galvanizzando i titoli borsistici del settore e la promessa di risolvere la questione dei dazi su alluminio e acciaio. Trump ha ottenuto vantaggi soprattutto per il settore agricolo ed energetico.  «L’Europa sarà un big buyer per i nostri farmer» si è compiaciuto Trump, fagocitato in patria dagli agricoltori del Midwest in rivolta. Più complessa è la questione sulle importazioni di gas. Se da una parte l’Europa spinge per diversificare le importazioni energetiche, in un’ottica di parziale affrancamento dalla Russia, la questione dei costi limita le possibilità di allargare oltremisura la soglia delle importazioni dagli USA, dato che lo shale gas statunitense costa, in media, il 20% in più rispetto ai prezzi del mercato internazionale. I buoni propositi rischiano di infrangersi contro la realtà. È comunque un passo avanti per evitare il fracasso della incomunicabilità tra le due sponde dell’Atlantico. La Ue consapevolmente, Donald prigioniero ormai della sua schizofrenia politica...

@GiuScognamiglio 

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