Mentre Conte e Tria lavorano su Juncker in cerca di una distensione, il leader della Lega ribadisce la sua indifferenza nei confronti di una procedura d'infrazione che può avere un prezzo altissimo. E si promuove come un italiano normale che le sa cantare. I sondaggi lo premiano anche a Sud

Il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini. REUTERS/Alessandro Bianchi
Il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini. REUTERS/Alessandro Bianchi

Giuseppe Conte, in coppia con Tria, lavora su Juncker e la sua strategia sono i toni morbidi, la distensione. Mattarella emana le sue preoccupazioni dalla rarefatta Stoccolma. Matteo Salvini, dal Golfo di Napoli, ribadisce agli amici/nemici sovranisti europei – che hanno bocciato la manovra italiana senza mezzi termini – la sua indifferenza nei confronti della procedura di infrazione minacciata dall’Unione europea all’Italia, per la violazione degli impegni di bilancio precedentemente assunti. Ai risentiti rimbrotti degli amici tedeschi, olandesi e austriaci (che definisce ‘fesserie’) e di tutti gli altri, replica che lui «non si occupa dei conti pubblici degli altri», invitandoli a fare altrettanto: «ognuno guardi a casa propria».


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In ballo c’è molto, se la procedura di infrazione fosse relativa al debito italiano la eventuale multa si aggirerebbe tra i 40 e i 90 miliardi; se invece fosse ‘solo’ per il deficit, si tratterebbe di 9 miliardi. In entrambi i casi, assicura Matteo Salvini, l’Unione europea «si metterebbe contro 60 milioni di italiani».

A Salvini stanno stretti gli impegni negoziati e presi dai precedenti governi. Ragiona infatti Salvini: «Perché questo accanimento nei nostri confronti? Devono solo capire, senza pregiudizi, che la manovra è fatta per la crescita degli italiani. Aspettino di vederne gli effetti. E comunque noi non la cambiamo».

In questi giorni, Salvini si è recato a Napoli, dove alle elezioni del 4 marzo scorso ha ottenuto il 2,5% e tra il 6 e il 7% in Campania, mentre oggi i sondaggi regionali lo danno tra il 20 e il 22%. Il Matteo nazionale sta selezionando i candidati che scenderanno in campo per la Lega alle elezioni europee di maggio, coadiuvato dall’ex An Gianluca Cantalamessa e da Leonardo Foa, figlio del presidente tanto voluto alla Rai, che si occupa della  comunicazione del leader leghista su Facebook. La ricetta della comunicazione di tanto successo è basata sull’archetipo ‘un italiano normale’: Vasco, le ragazze, la squadra del cuore, maestro nella scuola elementare, un po’ sportivo e un po’ grassoccio e, soprattutto, uno che le sa cantare.

Maggioranza fragile o gioco delle parti?

Le armi (di effettiva potenziale distruzione di massa) sono i termovalorizzatori. Forte dei suoi numeri campani, il leader della ex Lega Nord scende a Napoli, casa di Luigi Di Maio, a dire la sua: per evitare un disastro ambientale, serve un «termovalorizzatore per ogni provincia campana».

Punto sul vivo replica Di Maio, storico oppositore dei termovalorizzatori: «gli inceneritori non sono nel contratto di governo e comunque non c’entrano una ceppa in Campania».

«I termovalorizzatori li faremo», rilancia l’ex Capitano del Nord, «io sono per costruire e non per i no». In difesa di Di Maio, interviene anche il presidente della Camera, suggerendo al Ministro dell’Interno di concentrarsi sulle responsabilità di sua competenza, gli incendi negli impianti dei rifiuti.

Con l’ormai noto ‘stile Conte’, corre ai ripari il presidente del Consiglio, convocando un incontro lunedì a Caserta, per un’intesa di governo sulla gestione della Terra dei Fuochi, alla quale parteciperanno i quattro ministri di competenza, il ministro dell’Ambiente, della Giustizia, della Difesa, del Sud.

Riusciranno i dribbling vellutati di Conte e le clausole contrattuali a mantenere elastica la tesa relazione giallo-verde? 

Oppure la proxy war della Terra dei Fuochi è concordata, utile a distrarre l’attenzione dal condono fiscale che si ridimensiona, delusione lato Lega, la TAP e la TAV che si avviano, delusione lato M5S, e, soprattutto, a nascondere la possibile (e augurabile) marcia indietro sulla manovra finanziaria?

Nel condannare la manovra italiana, sono infatti schierati e unanimi i 18 ministri finanziari dei Paesi membri e anche l’esecutivo Ue, con il totale sostegno della Bce. Il presidente di turno dell’Unione, il presidente austriaco Sebastian Kurz, ha ribadito l’invito a un esito positivo dei negoziati sulla manovra tra la Commissione europea e il governo italiano.

Intanto, la mano di Mattarella, che dovrà firmare la legge di bilancio, resta sospesa in aria, in attesa dei voti europei del 21 novembre e con qualche speranza che i checks and balance italiani sortiscano effetti…

@GiuScognamiglio

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