Quando Papa Francesco era il Vescovo Jorge Maria Bergoglio

Una personalità forte e carismatica, tanto che la nomina a cardinale sembrava ogni giorno imminente.

In quel periodo nella capitale argentina eravamo alla vigilia delle elezioni che avrebbero portato alla vittoria dei radicali dopo il lungo periodo del menenismo. Una fase critica. Da un lato era stata risanata la finanza argentina con l’idea apparentemente vincente dell’equiparazione della valuta. Ma in realtà aumentavano le differenze tra ricchi e poveri. Il vescovo Bergoglio aveva colto in pieno quello che stava per accadere e cominciava a manifestarlo pubblicamente. Dopo un decennio con Menem, la società era stanca e provata, mentre era evidente che una nuova stagione stava per aprirsi con la possibile vittoria dei radicali, si consumava nella società argentina il passaggio dai peronisti ai progressisti radicali di De La Rua.  E il vescovo di Buenos Aires amministrava la Chiesa argentina in un paese che appariva florido, ma strozzato nelle fasce marginali di popolazione. Si subiva nella vita quotidiana l’aggancio della moneta nazionale al dollaro.  Tra il centro di Buenos Aires che sembrava sfavillante, pieno di architetture contemporanee e classe dirigente ricca e le periferie c’era un abisso. Parliamo di una metropoli di 12 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali era alle prese con problemi seri, proprio perché abitavano e vivevano nelle periferie.

 

Il vescovo era da poco arrivato ai vertici e marcò una netta differenza con i suoi predecessori. Mostrò subito, e si vedeva nell’approccio nuovo con i fedeli, un tipo di umanità non comune nella Chiesa argentina, da sempre molto conservatrice e tradizionale in un paese ultracattolico. Questo suo tratto umano, teso sempre e quasi ostinatamente alle fasce meno agiate, è subito emerso. Una novità assoluta, con conseguenze dirette anche sul rapporto tra la Chiesa e gli ambienti del vero potere argentino.

 

Ho letto polemiche in questi giorni che a mio avviso sono da reinterpretare. Prima di monsignor Bergoglio, la Chiesa argentina aveva espresso personalità per così dire “molto silenti”, come il vescovo Guarracino, cognome di origini napoletane, del quale si diceva non avesse mai alzato la voce ai tempi del terrore di Videla. Quando è arrivato Bergoglio, allora 40enne, gesuita, le cose sono cambiate. Ho scoperto direttamente in Ambasciata, anche perché per anni nell’omertà internazionale, che durante la dittatura aveva protetto molti giovani e ragazzi del regime che li inseguiva. Ho visto tracce scritte, decine e decine di nomi di ragazzi fatti scappare tramite la nostra ambasciata per salvarlo dalla sparizione. Sia Bergolio che la nostra ambasciata hanno avuto un ruolo eroico. 

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GUALA
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