Il presidente americano Donald Trump. REUTERS/Jonathan Ernst
Il presidente americano Donald Trump. REUTERS/Jonathan Ernst

Il primo vero bilancio da quando Donald Trump è  in carica ha rivelato un aumento del deficit pubblico americano del 17% in 12 mesi.  Nonostante la crescita dell'economia globale degli Stati Uniti, il Dipartimento del Tesoro ha ammesso che il deficit federale è cresciuto più rapidamente del previsto, toccando i  779 miliardi di dollari. L'amministrazione americana  attribuisce l'aumento del deficit all’incremento del budget federale per la spesa pubblica e le spese militari, ma la causa principale è la riforma fiscale, che ha tagliato la corporate tax dal 35 al 21%. Le entrate dalle società sono diminuite di almeno un terzo rispetto allo scorso anno, in termini percentuali, il livello più basso degli ultimi 75 anni, mentre le entrate delle imposte sul reddito delle persone fisiche sono aumentate leggermente rispetto allo scorso anno fiscale.


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A peggiorare la situazione anche gli interessi sul debito pubblico: per compensare la diminuzione delle entrate nell'ultimo anno sono aumentate le emissioni di titoli di Stato.  

La scorsa settimana Trump se l’è anche presa Jerome Powell, perché la Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse. Una mossa ampiamente attesa dal mercato ma che ha suscitato le ire del presidente americano. Intanto, dai verbali dell’ultima riunione del Federal Open Market Committee, il braccio operativo della Banca Centrale, è emersa la preoccupazione per la politica commerciale di Trump che, se protratta nel tempo, potrebbe incidere negativamente sulla crescita economica. Se Trump vuole davvero azzerare il debito pubblico statunitense in otto anni, come ha promesso durante la campagna elettorale, deve avere tempo per sperare in una curva che si rialzi, dopo l’inevitabile flessione delle entrate da corporate.

Dopo Trump, Europa e Asia più vicini

Si è svolto il 18 e il 19 ottobre a Bruxelles il 12° vertice Asia-Europa (Asem), due giorni di incontri dal titolo “Partner globali per sfide globali”. Il summit, presieduto dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ha visto la partecipazione di 51 Paesi tra Europa e Asia. A settembre, la Commissione europea e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in una comunicazione congiunta, avevano illustrato il progetto dell’Ue per  collegare meglio l'Europa e l'Asia. Le due regioni insieme costituiscono il 55% del commercio, il 60% della popolazione, il 65% del Pil globale.

I temi sul tavolo, oltre agli scambi commerciali, sono l’accordo sul nucleare iraniano e il riscaldamento globale. 

Il convitato di pietra è Donald Trump e la sua politica commerciale, a cui, più  o meno velatamente, in molti hanno fatto riferimento in questi giorni.

Jean-Claude Juncker, all'apertura del vertice, ha dichiarato la necessità di sostenere le organizzazioni multilaterali, soprattutto l'Onu e poi il Wto. Angela Merkel ha rincarato la dose, dichiarando che il collegamento tra Unione europea e Asia può dimostrare come il libero scambio sia vantaggioso per entrambe le parti. Intanto, dopo l’accordo di partenariato commerciale con Tokyo siglato a luglio, venerdì l’Ue ha firmato un accordo di libero scambio con Singapore e sta trattando per un simile accordo con il Vietnam.

@GiuScognamiglio

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