Turchia. Cronaca di un golpe fallito - 4

Ho trascorso la giornata a Istanbul, una città tornata alla normalità, pur con ancora alcune evidenze del recente tentativo di golpe: drappelli di persone che ancora presidiano (ogni giorno meno) piazza Taksim, simbolicamente a guardia della democrazia; due autobus posti trasversalmente davanti a una caserma cittadina, a significare l'ostacolo civile a eventuali nuovi protagonismi dei carriarmati; certamente meno traffico in una città normalmente super caotica, anche se i locali dicono che è semplicemente perché le scuole sono chiuse!

Zeynep Jane Kandur e Giuseppe Scognamiglio

Ho avuto una fittissima serie di incontri, dove la differenza dei responsi è stata chiara: gli stranieri (sia residenti che osservatori di altri paesi) sembrano dare poche speranze ad una ripresa democratica, addirittura più impauriti dalla restaurazione erdoganiana che dal fallito golpe. I Turchi, che intravedono una opportunità vera di back to normality: grande è infatti l'aspettativa che la ritrovata unità politica tra kemalisti e islamici si possa tradurre in una opportunità di rilancio democratico del paese, superando la confrontazione che ha caratterizzato gli ultimi due anni di Governo AKP.

Se il business è specchio della psicologia della gente, i segnali sono incoraggianti: i più grandi dealer di automobili mi hanno detto che nei due giorni successivi al golpe mancato, la vendita di auto era crollata da 600 unità al giorno a 250. Già martedì era risalita a 500. È così un grande operatore retail mi ha detto che il consumo al dettaglio è calato del 30% nei due giorni successivi al golpe fallito, dopo di che si è tornati ai livelli pre-golpe.

Ho anche incontrato Zeynep Jane Kandur, responsabile relazioni internazionali del partito di governo, donna intelligente, moderna, che mi si è presentata con il tradizionale foulard turco, con modi gentili e il suo perfetto inglese, sorprendente fino a quando mi ha spiegato di essere britannica di nascita, trasferita in Turchia nel 1992 dopo aver sposato un turco.

È stato molto interessante ascoltare il suo punto di vista (avevamo già ospitato nei giorni scorsi una sua intervista da parte di Fabrizio Goria). Questi i concetti più interessanti per i nostri lettori:

  1. il colpo di Stato è stato un'esperienza terribile, il peggio che possa capitare nel corso della vita democratica di un paese. La reazione della gente è stata esemplare e unitaria, ha superato qualsiasi steccato sociale, politico e culturale;
  2. la reazione del Governo è durissima, lo sappiamo, e non possiamo escludere eccessi in questi giorni caldi, ma riprendere il controllo di un paese non è uno scherzo. Il Governo sta rispettando lo stato di diritto e tutte le speculazioni che hanno riempito le pagine dei giornali si sono poi rivelate infondate: è stata per caso reintrodotta la pena di morte? No e non se ne parla nemmeno più;
  3. la stampa occidentale sembra attratta dai grandi numeri delle destituzioni di pubblici dipendenti, ma non informa dei centinaia di reintegri, anche tra le fila dei militari,  che stanno anche raccontando la loro esperienza di tentati golpisti, a tutte le televisioni, pubbliche e private;
  4. invece di ricevere lezioni dai leader europei, avremmo tanto bisogno di una presenza dell'Europa al nostro fianco, che ci dia una mano a ricostruire il know-how istituzionale democratico.

Cosa è successo dunque veramente, la notte tra il 15 e il 16 luglio? Verosimilmente (difficile avere informazioni decisive), tre sono state le componenti che hanno sostenuto questo tentato golpe:

  1. un establishment militare nostalgico del ruolo stabilizzatore svolto con successo lo scorso secolo;
  2. gli avversari più acerrimi di un Governo che si stava trasformando in regime negli ultimi anni;
  3. il tentativo della rete gulenista di sostituirsi al vecchio compare Erdogan. Il fallimento è stato causato da una buona rete di check and balance costruita in questi anni dal governo AKP, al quale va attribuito il merito di aver "civilizzato" il potere politico, rafforzando l'intelligence e la polizia, alle dipendenze dal Ministero dell'Interno e non dalle gerarchie militari.

Nella prossima puntata, vi racconterò cos'è il gulenismo è come si è sviluppato...

@GiuScognamiglio

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