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Turchia. La politica estera nel Medio Oriente che cambia

Il Paese ha goduto di un’ottima stabilità politica per oltre un decennio, ma certamente con le prossime tornate elettorali (marzo: le amministrative / agosto: le presidenziali) nuove sfide si stanno presentando, come gli ultimi eventi (Gezi Park e maxi-inchiesta per corruzione) hanno evidenziato.

Sebbene secondo gli ultimi sondaggi l’AKP risulti ancora il primo partito con circa il 40-45% dei consensi, non sono da escludere tensioni nel periodo pre-elettorale. Ciò nonostante, il principale partito di opposizione CHP non costituisce ancora una valida alternativa (28- 30% secondo gli ultimi sondaggi), considerate soprattutto le sue divisioni interne. Per quanto riguarda invece la questione curda, la trattativa di pace con i curdi potrebbe subire rallentamenti in questo periodo, considerata anche l’attuale agenda politica del paese. Non c’è alcun dubbio sul fatto che il processo di pace rappresenti un’opportunità storica e politica per la soluzione pacifica della questione curda. Tuttavia, ricordiamo come il “pacchetto di democratizzazione” abbia ampiamente disatteso le aspettative dei curdi, sebbene costituisca un passo nella giusta direzione. Passi importanti sono stati fatti anche nei rapporti con l’Unione europea. A fine 2013 i negoziati tra Turchia ed Ue sono ripresi - dopo un congelamento durato quasi 3 anni e mezzo – con l’apertura del capitolo 22, politiche regionali (dall’avvio dei colloqui - 2005 - sono stati aperti finora 14 su 35 capitoli negoziali, dei quali solo uno è stato chiuso). Inoltre, è stato firmato un accordo di riammissione, con il quale il Governo turco si impegna a riaccettare gli immigrati clandestini passati dal suo territorio nell’Ue in cambio della prospettiva di una futura abolizione dei visti d’ingresso nell’Ue.

 La Modernizzazione economica

Dalla crisi economica del 2000 l’economia turca è emersa completamente trasformata e presenta oggi una crescita economica importante e stabile: 18° economia mondiale, 7° economia europea. Nel 2010 crescita a livelli cinesi 9,2%. Ma la modernizzazione dell’economia turca non è caratterizzata tanto dalla sua crescita economica quanto dal miglioramento di quegli indicatori che da sempre rappresentano i suoi “talloni di Achille”:

-       Un'economia in forte espansione (un PIL più che triplicato, passato da €169 a €617 mld dal 2002 al 2012).

-       Una crescita economica stabile con un tasso di crescita medio annuo del PIL reale del 5% nell’ultimo decennio).

-       Un'economia promettente che, secondo le previsioni, registrerà la crescita economica più rapida tra i membri dell'OCSE tra il 2012 e il 2017, con un tasso di crescita medio annuo del PIL reale pari al 5,2%.

-       Centralità consolidata del mercato turco: è il più grande produttore di veicoli commerciali in Europa ed il 16° più grande produttore automobilistico al mondo; 8° produttore d’acciaio al mondo e il secondo nell’Ue-27; 7° destinazione più visitata al mondo con oltre 31,8 milioni di turisti e 131 milioni di passeggeri aerei1 (Italia 5° Paese al mondo con 46,1 mln); 54 milioni carte di credito (in Italia circa 30 mln ma di cui 16 mln dormienti), 68 milioni di utenti GSM (Italia 96 mln), 36 milioni di utenti internet ancora con un ulteriore potenziale di crescita (35 milioni in Italia).

-       Un'economia istituzionale alimentata da oltre €90 mld in investimenti diretti esteri (IDE) nell’ultimo decennio.

-       Un settore privato dinamico e maturo con $153 mld di esportazioni e un aumento del 325% tra il 2002 e il 2012 (TurkStat)

-       Sistema bancario solido, caratterizzato da elevati livelli di liquidità e supportato da un’ampia base di depositi, che potrebbe attrarre nuovi investitori stranieri nel settore (in particolare verso istituti di piccole medie dimensioni).

-       Inflazione: 70% nel 2002, 7,5% nel 2013.

-       Partite correnti nel 2012 per la prima volta in miglioramento grazie al rallentamento registrato dal disavanzo commerciale (diminuito nel 2012 del 20%).

-       Per il terzo anno consecutivo la Turkish Airlines ha ricevuto lo Skytrax World Airline Award 2013 quale migliore compagnia europea.

-       Riassetto delle finanze pubbliche. Il debito nominale al 74% nel 2002 è oggi a meno del 37% del Pil; il deficit di bilancio dal 10% del Pil nel 2002 ha raggiunto il pareggio nel 2011 ed è oggi intorno all’ 1,5%.

-       Classe media in continua crescita. Oggi oltre il 59% della popolazione (oltre 43 mln di persone) ne fa parte, il valore del Pil nominale è più che triplicato e il Pil pro-capite è passato da €1,5mila del 2002 a €8mila nel2012. Crescita della propensione al consumo grazie anche alla diffusione di moderni sistemi di carte di credito che permettono la rateizzazione degli acquisti in modo sistematico.

 

La Politica estera

La politica estera turca degli ultimi anni è stata particolarmente caratterizzata dall’attuale Ministro degli Esteri turco Davutoglu che ha messo l’accento soprattutto sul ruolo del Paese come grande potenza regionale. Questa strategia intende sfruttare le peculiarità culturali, economiche, istituzionali e strategiche della Turchia per porre le basi per un nuovo attivismo regionale in vista della creazione di una rete di importanti relazioni bilaterali e multilaterali. Da questo punto di vista, rientra tra gli obiettivi anche il perseguimento di una maggiore integrazione dell’economia del Paese nell'economia globale, rafforzando i rapporti commerciali con il Medio Oriente ed il Nord Africa e mantenendo buone relazioni con l'Europa, che tutt'oggi rimane il suo primo partner economico. Perseguendo, inoltre, una strategia di “azzeramento dei problemi” con i propri vicini, e capitalizzando sulla propria crescita economica, la  Turchia si è posta alla guida dei piani di sviluppo della cooperazione ed integrazione economica della regione. Sebbene la Primavera araba abbia messo parzialmente in crisi la politica mediorientale della Turchia – generando alcune tensioni a livello regionale e, soprattutto, la rottura delle relazioni diplomatiche tra Ankara ed il regime siriano - la Turchia, forte di solide relazioni con i paesi euro-atlantici, di un’economia in crescita e della sua tradizione liberal-democratica, resta un interlocutore imprescindibile per le nuove leadership regionali e, potenzialmente, un modello socio-istituzionale cui ispirarsi.

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