Gli Stati Uniti spalancano le braccia all'India per fermare la Cina

Tillerson esalta la partnership fra India e Usa, baluardi della democrazia ad est e ovest del mondo contro l'avanzata di giganti irresponsabili, ovvero la Cina. Ma qualcosa potrebbe rovinare l'idillio: i problemi con il Pakistan e la Nuova via della seta cinese.

Rex Tillerson prima del discorso sulle relazioni con l'India tenuto presso il Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) a Washington, USA, il 18 ottobre 2017. REUTERS / Yuri Gripas
Rex Tillerson prima del discorso sulle relazioni con l'India tenuto presso il Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) a Washington, USA, il 18 ottobre 2017. REUTERS / Yuri Gripas

Mercoledì scorso il Segretario di Stato Usa Rex Tillerson, in un discorso a tutto tondo sulla strategia statunitense per l'Asia meridionale intitolato «Defining Our Relationship with India for the Next Century», ha delineato con estrema chiarezza un rafforzamento della partnership tra Washington e New Delhi in chiave anti-cinese. Una posizione in realtà non nuovissima ma, in tempi recenti, raramente esposta in termini così assoluti come quelli usati da Tillerson.

Per il Segretario di Stato, «l'amministrazione Trump è determinata nell'approfondire sensibilmente modalità che permettano a Stati Uniti e all'India di ampliare la propria partnership», descrivendo le due democrazie come «i due "fermalibri" della stabilità - uno per ogni parte del globo». Un tandem che dovrebbe rappresentare l'argine all'avanzata della Cina che, sempre secondo Tillerson, «pur crescendo assieme all'India, l'ha fatto meno responsabilmente, a tratti minando l'ordine legale internazionale mentre altri Paesi, come l'India, agiscono in un framework che protegge le altre sovranità nazionali». 

Le dichiarazioni di Tillerson sono arrivate in un periodo particolarmente delicato per la geopolitica asiatica: mentre, questa settimana, si andrà concludendo a Pechino il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese (Pcc) - l'appuntamento politico dell'anno, in Cina e non solo - lo stesso Tillerson nei prossimi giorni si recherà in visita ufficiale prima in Pakistan e poi in India.

La Cina, accusata da Tillerson di «azioni provocatorie nel Mar cinese meridionale», ha risposto a stretto giro dalle pagine del Global Times, con un editoriale in cui si minimizza la crescita indiana nell'area, evidenziandone al contrario la «crescente frustrazione» per il gap che la continua a dividere da Pechino. Condizioni che, si legge sul Global Times, fanno di New Delhi «un bersaglio ottimale per lo Zio Sam affinché si uniscano in chiave anti-cinese».

In questi giorni di incontri ufficiali tra India e Pakistan, l'elefante nella stanza per Tillerson sarà evidentemente la Belt and Road Initiative - la "nuova via della seta" - con cui Pechino sta già ampliando la propria rete infrastrutturale in tutto il continente a partire proprio dal China Pakistan Economic Corridor (CPEC), un progetto da oltre 50 miliardi di dollari che dovrebbe collegare le merci in uscita dalla Repubblica popolare al porto di Gwadar, in Pakistan, facilitando il trasporto delle merci dall'Asia all'Africa, fino all'Europa. Il CPEC, che attraversa territori ancora «contesi» tra India e Pakistan, è la principale ragione ad aver spinto New Delhi a rifiutare ogni coinvolgimento nella BRI cinese, facendone l'unico Paese asiatico - assieme al Bhutan - tagliato fuori dal progetto di Pechino.

Già sbilanciato pesantemente in favore di New Delhi, Tillerson ha ribadito quanto già espresso recentemente dal presidente statunitense Donald Trump circa la carenza d'impegno pachistana nella lotta al terrorismo islamico transnazionale. Per il Segretario di Stato, gli Usa «si aspettando dal Pakistan azioni decisive contro i gruppi terroristici basati all'interno dei propri confini che minacciano il proprio popolo e il resto della regione». Nonostante ciò, Tillerson ritiene che nella strategia statunitense per l'Afghanistan «India e Pakistan siano ugualmente importanti» e che gli Stati Uniti possano aiutare ad «abbassare le tensioni» lungo il turbolento confine indo-pachistano.

Premesse che sarà difficile tradurre in un'azione concreta nell'area ma che, per quanto riguarda New Delhi, non potrebbero essere più benvenute: in un recente commento diramato dal governo, New Delhi si è detta «pronta a legami più forti con gli Usa», i cui dettagli, spera, siano all'ordine del giorno nei meeting - ancora da definire - tra Tillerson ed esponenti dell'amministrazione Modi.

@majunteo

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

Lettere
al Direttore

Giuseppe Scognamiglio risponderà ogni settimana a una lettera inviata dai lettori. Potete far pervenire la vostra lettera via email usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua lettera
al direttore

GUALA
GUALA