Alleggerimento d'agosto: Delhi Belly

Primo post del mese di agosto, iniziamo una serie di post più estivi con consigli di libri, film, musica e magari ricette dal subcontinente indiano. Oggi è la volta di un film molto divertente, sottile e realistico: Delhi Belly.

Non nuovissimo, uscito nel 2011 e prodotto da Aamir Khan (tra gli attori più "impegnati" a Bollywood), Delhi Belly è una commedia divertente e moderatamente poco indiana nel senso stereotipato del termine: pochi balletti (mi pare solo uno, record!), pochi passaggi melassosi, un bel ritmo e alcuni pregi che il pubblico non indiano ha apprezzato: si tratta di un film girato quasi interamente in inglese con una linea comica internazionale distante dagli standard umoristici del cinema di Bollywood, spesso un maldestro incrocio tra le gag dell'asilo e un Benny Hill politically correct.

La trama in breve: tre coinquilini squattrinati di Delhi - un giornalista, un fotografo e un vignettista - per una sfortunata serie di eventi si ritrovano invischiati in traffici illegali della malavita locale. Catapultati in una storia più grande di loro, riusciranno maldestramente ad affrontare una gang di contrabbandieri di diamanti, alternando soluzioni da nerd impacciati a slanci di coraggio inaspettato.

La protagonista indiscussa della pellicola è la città di Delhi, che ne esce finalmente umanizzata, ripulita dal pedigree di spiritualità/esotismo/povertà che spesso viene propinato con ostinazione al pubblico. Un film leggero, divertente, consigliato a chi non ne può più di sorbirsi indianate moralizzatrici ambientate in scenari inverosimili cari all'industria di Bollywood.

A causa di alcune scene di sesso - niente di eclatante - la pellicola è stata classificata come non adatta ad un pubblico di minorenni e addirittura ritirata dalle sale in Nepal, prima che la censura tagliasse le parti piccanti e lo reintroducesse nei cinema nazionali.

Una curiosità comune a molti film indiani: nel 2013 Delhi Belly è stato riscritto e rigirato in versione tamil, adattamento per il pubblico dell'India del sud, una costante che la dice lunga sul concetto di unità nazionale e culturale nella Repubblica indiana.

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