Anche Kejriwal vuole un referendum a New Delhi

Il chief minister di New Delhi Arvind Kejriwal vuole fare un referendum per cambiare lo status della capitale a livello legislativo e farla diventare uno stato come gli altri. Bisognerebbe mettere mano alla Costituzione però, opzione che non vede l'appoggio del resto del parlamento federale (anche se c'è chi in passato l'aveva proposto).

Lo scorso 6 luglio il leader di Aam Aadmi Party (Aap) Arvind Kejriwal, chief minister in carica per la capitale New Delhi, ha chiesto ai suoi consiglieri in materia legale di preparare un rapporto sulla fattibilità di un referendum cittadino per la "statehood" di Delhi. Il termine, traducendo maccheronicamente, possiamo renderlo con "statità", "l'essere stato", ma in parole povere significa che Kejriwal vuole chiedere ai cittadini di New Delhi se preferiscano vivere in una città-stato amministrata come il resto degli stati federati della Repubblica indiana. Perché New Delhi, ancora oggi, rappresenta un'unicum nell'organizzazione statale indiana.

I poteri del governo locale sono infatti limitati dal New Delhi Municipal Council, un organo amministrativo comporto da un presidente, tre membri presi dall'assemblea legislativa di New Delhi (il parlamentino locale), due membri nominati dal chief minister di New Delh, e cinque membri nominati dal governo centrale (quello federale).

Inoltre, tutte le forze di polizia e alcune nomine di carattere civile sono sotto il controllo diretto del governo federale.

Da quando il 14 febbraio scorso Arvind Kejriwal ha assunto la carica di chief minister di New Delhi, dopo aver vinto le elezioni locali strapazzando il Bharatiya Janata Party dato per strafavorito, è iniziato un costante braccio di ferro con le autorità del governo federale, cioè del Bjp, per quanto riguarda la nomina di vertici dell'amministrazione locale, che a New Delhi devono essere per forza frutto della mediazione tra il governo locale e quello federale. Per molti anni, quando il colore dei due governi combaciava (ad esempio, per i due mandati dell'Indian National Congress di Manmohan Singh), il problema non si poneva.
 Ma ora, con un governo locale di Aap e uno federale del Bjp, due formazioni politiche che non si possono vedere e che cercano costantemente di mettersi i bastoni tra le ruote, l'amministrazione della capitale è in una fase di stallo perpetuo.

Per uscire dal blocco, Kejriwal ha intenzione di modificare l'assetto dell'amministrazione locale adeguandolo al resto degli stati dell'Unione, che godono di una fortissima autonomia dell'esecutivo locale da quello centrale.

La notizia della proposta di referendum ha compattato le opposizioni locali, con Congress e Bjp uniti nel denunciare la deriva autoritaria di Kejriwal, pronto a cambiare la Costituzione per i suoi calcoli politici locali. Kejriwal, che in passato si era improvvidamente auto descritto come un "anarchico" - nel senso di contro il "sistema", rappresentato dalla vecchia politica del Bjp e dell'Inc - è entrato nel mirino delle bordate del Bjp. Il capo della sezione del Bjp di New Delhi, Satish Upadhyay, ha dichiarato all'Hindustan Times: "A volte sembra che la vera natura delle politiche di Kejriwal sia ispirata al naxalismo o al terrorismo perché in ogni tema sollevato adotta delle misure incostituzionali".

In passato il Bjp ha più volte auspicato una riforma della "statehood" della capitale, mentre il referendum era stato inserito nel manifesto pre elettorale di Aap. Secondo diversi osservatori, un eventuale referendum riceverebebbe un consenso plebiscitario dai cittadini di New Delhi.

@majunteo

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