Arriva il Modi statista (e scaltro)

Oggi è uscito un articolo interessante di Barkha Dutt, giornalista e volto noto dell'emittente all news indiana Ndtv, circa la strategia comunicativa del Narendra Modi in versione primo ministro. Spiazzando tutti i critici, in meno di una settimana Modi ha fatto alcune mosse mediatiche e strategiche che provano - se ce ne fosse ancora bisogno - la scaltrezza del nuovo premier indiano.

 

Dutt spiega meglio di altri come il Modi da campagna elettorale - coi suoi bangladeshi pronti a fare le valigie e una retorica decisamente nazionalista - stia lasciando ora spazio al Modi di governo, responsabile e attento a non scadere in errori grossolani che possano confermare le critiche di chi - come il sottoscritto - crede rappresenti un pericolo per la fragile democrazia indiana, per i diritti civili e, più in grande, per la stabilità dell'intero subcontinente.

Entrando per la prima volta in parlamento, alcuni giorni fa, Modi ha palesato il rispetto per la "sacralità" dell'aula - con le sue parole, "il tempio della democrazia" - chinandosi fino a toccare con la fronte il primo scalino del portone d'entrata: una gestualità ripresa dalla religiosità hindu che riafferma la definizione che Modi stesso si è dato, quella di un sevak (servitore) del popolo. Una mossa che pochi si aspettavano da un uomo noto per il proprio spirito dittatoriale.

Ma il vero capolavoro è stato, parafrasando Dutt, trasformare la cerimonia del giuramento di primo ministro (lunedì alle 18 locali) in un "mega South Asian moment", invitando al rituale tutti i primi ministri degli stati confinanti: gente, tra le altre, del calibro di Nawaz Sharif, primo ministro pakistano (che ha confermato la propria presenza, e sarà la prima volta in assoluto per un primo ministro pakistano dal 1947 ad oggi); Sheikh Hasina, primo ministro del Bangladesh (che manderà un rappresentante) e Mahinda Rajapaksa, primo ministro dello Sri Lanka (che ci sarà, facendo infuriare Jayalalithaa, chief minister del Tamil Nadu, che con lo Sri Lanka ha conti aperti circa la pescosità delle acque e immigrazioni clandestina da anni).

Alla cerimonia presenzieranno anche i due grandi sconfitti, Rahul e Sonia Gandhi, in un momento che entrerà nella Storia a tutti gli effetti.

La scelta di Modi io la interpreto come un tocco da maestro di public relations: da un lato Modi si mostra infatti un leader che, contro ogni pronostico, è in grado di aprire immediatamente un dialogo ai più alti livelli con tutti i vicini, facendolo tra l'altro nelle vesti di paese ospitante (tutti gli occhi saranno puntati infatti sul colloquio privato che Modi e Sharif terranno martedì); dall'altro manda un messaggio chiaro ai governi circostanti: la musica è cambiata, ora qui comando io e ve la dovete vedere con me, già dal primo giorno.

Lunedì si farà davvero la Storia, qui a Delhi, e con la nomina dei ministri inizieremo a capire meglio che governo Modi ci aspetta.

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GUALA
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