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Bhagat Singh sullo slogan "Lunga vita alla Rivoluzione"

Shri Ramanand Chatterji, editore del Modern Review, ridicolizzò lo slogan 'Lunga vita alla Rivoluzione' in un editoriale, dandone un'interpretazione completamente mistificata. Bhagat Singh scrisse una replica e la consegnò al magistrato durante il suo processo, chiedendo che venisse inviata al Modern Review. Fu pubblicata su The Tribune il 24 dicembre del 1929.

All'editore di Modern Review,

Nell'edizione del mese di dicembre (1929) della vostra stimata pubblicazione avete scritto una nota sotto il titolo "Lunga vita alla Rivoluzione" puntualizzando circa l'insensatezza della stessa frase. Risulterebbe impertinente, da parte nostra, provare a respingere o confutare una tale presa di posizione di un giornalista così rinomato, anziano e della vostra esperienza e nobiltà, per il quale ogni indiano illuminato nutre una profonda ammirazione. Eppure sentiamo il dovere di spiegare cosa desideriamo comunicare con quella frase, quando alziamo pubblicamente questo "grido" in tutto il paese.

Non siamo noi i primi estensori di questo grido. Si ricorse allo stesso urlo nel movimento rivoluzionario russo. Upton Sinclair, noto scrittore socialista, nei suoi recenti romanzi Boston e Oil fece proprie queste grida attraverso alcuni personaggi rivoluzionari e anarchici. La frase non indica mai che la lotta sanguinaria debba continuare all'infinito o che nulla debba mai essere statico, neppure per pochi istanti. La ricorrenza di questo inneggiare vanta un significato che potrebbe non essere facilmente giustificabile dal punto di vista grammaticale o etimologico, ma ciò nonostante non possiamo separarlo dall'associazione di idee che ne è parte inscindibile.

Urla di questo tipo denotano un senso generale in parte acquisito e in parte inerente. Per esempio, quando gridiamo "Lunga vita a Jatin Das", non possiamo intendere – e infatti non intendiamo – che Das debba Fisicamente essere ancora tra noi. Ciò che intendiamo è che i nobili ideali della sua vita, l'indomito spirito che gli permise di compiere quel grande martirio e di sopportare sofferenze indicibili prima dell'estremo sacrificio, debbano ispirarci in egual maniera nel perseguimento dei nostri ideali. Alludiamo, insomma, a quello stesso spirito.

Ugualmente, non dovremmo interpretare la parola Rivoluzione nella sua accezione letterale. Diversi significati vengono via via attribuiti a questa parola, a seconda degli interessi di chi ne fa buono o cattivo uso. Per gli attuali agenti dello sfruttamento, ad esempio, indica una congiura fatta di orrore sanguinario. Per i rivoluzionari, invece, è una frase sacra. Nella dichiarazione giurata davanti al giudice, a Delhi, durante il nostro processo per l'Assembly Bomb Case, abbiamo provato a chiarire cosa significasse per noi la parola "Rivoluzione".

In quell'occasione dichiarammo che Rivoluzione non comprende necessariamente il conflitto sanguinario. Non si tratta di un culto da bombaroli o pistoleri. Bombe e pistole possono, talvolta, essere i mezzi per ottenerla. Non c'è dubbio che in alcuni movimenti bombe e pistole ricoprano un ruolo di primo piano, ma essi non incarnano – per la medesima ragione – il fine ultimo. Una ribellione non è una rivoluzione, ma ribellarsi può portare, infine, alla Rivoluzione.

Il senso in cui la parola Rivoluzione viene usata in quella frase richiama lo spirito, il desiderio di un cambiamento per il meglio. Il popolo generalmente si abitua all'ordine prestabilito delle cose e inizia a tremare al sol pensiero del cambiamento. È questo spirito letargico che deve essere rimpiazzato da uno spirito rivoluzionario. Altrimenti la degenerazione avrà la meglio e l'intera umanità sarà soggiogata dalle forze reazionarie. Questo stato delle cose porta alla stagnazione e alla paralisi del progresso umano.

Lo spirito della Rivoluzione dovrebbe sempre permeare l'animo dell'umanità, così che alle forze reazionarie venga impedito di accumulare [forza] per proseguire la loro eterna avanzata. Il vecchio ordine deve cambiare, sempre, lasciando spazio al nuovo, così che un "buon" ordine non possa corrompere il mondo.

È in questo senso che alziamo il grido di "Lunga vita alla Rivoluzione.

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