Cambiamenti climatici, Narendra Modi: "India andrà oltre l'accordo di Parigi"

Il primo ministro indiano Narendra Modi, a conclusione di un piccolo tour europeo, a colloquio col neo presidente francese Emmanuel Macron a Parigi ha riaffermato la volontà di New Delhi di mantenere le promesse fatte alla conferenza sui cambiamenti climatici Cop21. Mentre gli Usa di Trump ridiscutono l'accordo, l'India sembra determinata a guidare una rivoluzione energetica globale.

Durante la conferenza stampa parigina di sabato 3 giugno, il primo ministro indiano Narendra Modi ha riaffermato l'impegno indiano siglato due anni prima alla conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi (Cop21). Per Modi l'accordo di Parigi è «un'eredità (culturale) condivisa del mondo» che permetterà alle generazioni future di «coglierne i frutti». Dando anche uno spin natural-spirituale a tutta la faccenda, ad uso e consumo dell'ambiente delle news indiano, Modi ha specificato che personalmente considera l'accordo di Parigi come un «articolo di Fede» e che proteggere «Madre Terra» è parte integrante della «cultura indiana».

Al netto dell'indubbio vantaggio a livello di immagine che il primo ministro ha incassato con dichiarazioni di questo tenore uscite a pochi giorni dall'annuncio diametralmente opposto di Donald Trump, la determinazione dell'India nel tenere fede agli accordi internazionali sembra effettivamente reale, a fronte di investimenti ingenti nel settore del fotovoltaico.

La scorsa settimana diversi media hanno dato largo spazio ad analisi dedicate all'energia solare nel paese, evidenziando come la promessa fatta dallo stesso Modi quasi due anni fa (installare 100 GW di energia solare nel paese entro il 2020) abbia dato inizio a una corsa al solare indiano inedita. Forbes India, ad esempio, spiega come gli incentivi governativi e il sostegno delle istituzioni ai player del privato abbiano permesso all'India di tagliare drasticamente le tariffe elettriche del fotovoltaico che ora, secondo gli ultimi dati, costano addirittura meno di quelle tradizionali (sotto i tre centesimi di euro per Kwh). Significa che ora, in potenza, produrre e vendere energia elettrica derivante dal solare è più conveniente che farlo con una centrale a carbone.

Una prospettiva che fa ben sperare in un futuro più verde in un paese che, al momento, ricava il 70 per cento della propria energia dalla combustione di carbone fossile e che qualche problemino con l'inquinamento ce l'ha. Ma le cose, lentamente, stanno già cambiando e sempre più strutture a dipendenza diretta del governo hanno iniziato una transizione energetica verso fonti rinnovabili meno inquinanti (dall'aeroporto di Kochi, al 100 per cento rifornito da energia fotovoltaica, alla metro di New Delhi, che sta già acquistando energia da un produttore fotovoltaico). Per contro, l'adozione del fotovoltaico a livello metropolitano ancora arranca, complici le paure di troppa burocrazia e la necessità di alta manutenzione dei pannelli.

A livello internazionale l'India rimane un punto di riferimento per le innovazioni del fotovoltaico, forte anche dell'implementazione di una piattaforma transazionale varata proprio a margine della conferenza di Parigi. L'International Solar Alliance (Isa), battezzata dal primo ministro indiano Modi e dal presidente Hollande nel 2015, ha già riunito più di 120 paesi intenzionati a sviluppare una rete di energia solare globale sfruttando il potenziale dei paesi posizionati tra i due tropici: un'iniziativa che, fino al 2030, riceverà 1000 miliardi di dollari di incentivi dalla Banca Mondiale e che, secondo l'India, entro la fine dell'anno terrà la prima riunione ufficiale nel quartier generale attualmente in costruzione a Gurgaon, nei pressi della capitale indiana.

@majunteo

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