È stata una settimana di schizofrenia da caso marò, con notizie trasfigurate nel tragitto da media indiani a media italiani, accattonismo da propaganda cinque stelle, tentazioni di complottismo e smentite. Proviamo a fare un po' di ordine, anche cronologico.


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Il 13 ottobre l'Economic Times (Et) svela che, secondo fonti governative, l'esecutivo di New Delhi starebbe vagliando una proposta di "risoluzione consensuale" del caso marò avanzata dalla diplomazia italiana.

Il quotidiano rincara la dose tirando in mezzo anche Ajit Doval (nella foto in alto), una sorta di mostro sacro dei servizi di intelligence indiani, ora personal advisor per la Sicurezza Nazionale chiamato personalmente dal primo ministro Narendra Modi. Doval, secondo Et, avrebbe dovuto presiedere molto presto un meeting "di alto livello" per discutere della faccenda.

Luigi Gentile, responsabile degli affari politici per l'Ambasciata italiana di New Delhi, raggiunto dall'Et ha dichiarato: "Preferiremmo non commentare".

In Italia la notizia viene riportata, giustamente, in modo abbastanza vago. Anche perché più che fonti interne, anonime, del governo, l'Economic Times non offre.

Il 16 ottobre il New Indian Express aggiunge carne al fuoco, raccontando che mercoledì 15 il Ministero degli Interni indiano avrebbe tenuto un meeting preparatorio, per stilare il documento da presentare il giorno seguente ad Ajit Doval. Questa volta la fonte – anonima – dice che agli Interni si pensa che tutto il caso sia stato "gestito male" e che ora il nuovo governo Modi abbia intenzione di risolvere la questione "al più presto".

La notizia viene ripresa con le stesse modalità di cui sopra, a parte un titolone di Rainews, in cui si fa riferimento a una – fantascientifica? - "ipotesi di processo in Italia".

Nel pezzo si cita quasi letteralmente l'articolo del New Indian Express in cui non si dice mai, e nemmeno si lascia intendere, che una delle opzioni sul tavolo di Delhi sia quella di far celebrare il processo in Italia.

Dalle parti di Libero si fa ancora di meglio, shakerando la notizia dell'Economic Times all'arresto di 18 marinai indiani in Italia, fermati nel Canale di Sicilia a bordo di un'imbarcazione che stava trasportando settanta tonnellate di hashish, ci si spinge a tratteggiare l'ipotesi di uno scambio di prigionieri: 18 marinai indiani per i due marò.

Eventualità rilanciata con entusiasmo dal cittadino Paolo Bernini, deputato del Movimento Cinque Stelle, con tanto di immagine esplicativa/promozionale.

Nel frattempo, la Corte suprema indiana ha fissato una nuova udienza per il prossimo 20 febbraio, quando anche Massimiliano Latorre, al momento in convalescenza in Italia per un periodo di quattro mesi accordato dalle autorità indiane, dovrebbe aver fatto ritorno in India.

E, soprattutto, l'agenzia Ansa ha riportato la smentita ufficiale del governo indiano circa i colloqui rivelati dall'Economic Times.


(ANSA) - NEW DELHI, 16 OTT - Il ministero dell'Interno indiano ha smentito oggi che a New Delhi si sia tenuta una riunione sulla questione dei maro' come sostenuto da notizie apparse sulla stampa indiana.

Ad una specifica domanda dell'ANSA, il direttore generale (joint secretary) per la sicurezza interna del ministero dell'Interno, M.A. Ganapathy ha, detto che ''si tratta di speculazioni di stampa e che al momento attuale non sono previste riunioni' sulla vicenda''. Ganapathy ha poi aggiunto che la posizione del ministero dell'Interno sui punti chiave del processo per i Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ''e' stata resa nota in un contro affidavit presentato giorni fa alla Corte Suprema''.

L'alto funzionario non ha voluto commentare l'ipotesi, anche questa trapelata sulla stampa, di una "proposta italiana" per una "soluzione consensuale" della vicenda. "In questi casi - ha detto - e' auspicabile che si mantenga il massimo riserbo nella fase in cui ci troviamo".

Alcuni giorni fa il portavoce governativo Syed Akbaruddin aveva negato l'esistenza di negoziati, senza pero' voler commentare l'esistenza di eventuali discussioni interministeriali fino ad una loro eventuale definizione.

Secondo la stampa indiana il ministero dell'Interno "starebbe esaminando una proposta italiana" e ieri avrebbe messo a punto delle "osservazioni" da presentare oggi ad una riunione che, ha indicato l'agenzia Pti, doveva coinvolgere il Consigliere della sicurezza nazionale, Ajit Doval.

Ma secondo Ganapathy, di recente promosso al delicato incarico di direttore generale per la Sicurezza interna, tale riunione non c'e' stata e per il momento non ci sara'.


Cosa ne dobbiamo dedurre? Indubbiamente sono in corso delle trattative diplomatiche ed è nell'interesse di entrambe le parti mantenerle il più riservate possibili. Indubbiamente i giornali italiani e indiani vanno a nozze con questa penuria di informazioni, permettendosi di creare e distruggere ipotesi anche surreali: in Italia, per una questione acchiappaclic, mentre in India boh, difficile dirlo o immaginarlo senza cadere preda di complottismi un po' troppo telefonati.

Ad esempio, solo una settimana fa il nuovo amministratore delegato di Finmeccanica, Mario Moretti, aveva detto all'Hindustan Times che la compagnia italiana era pronta a pagare una penale per poter tornare a lavorare in India, dopo lo scandalo delle mazzette intorno all'affare degli elicotteri venduti all'esercito indiano.

È lecito pensare che la trattativa diplomatica intorno al caso marò comprenda anche un reintegro di Finmeccanica tra le aziende con le quali New Delhi potrebbe tornare a fare affari? Credo di sì.

Ci sono elementi per provarlo? Credo, al momento, di no.

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