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Chi è stata la scrittrice e attivista Mahasweta Devi

Giovedì 28 luglio è morta Mahasweta Devi, scrittrice e attivista poco conosciuta in Italia ma considerata in India tra le più grandi scrittrici del secolo. Aveva 90 anni e ha fatto della sua vita una lotta indefessa per la causa degli ultimi tra gli ultimi: tribali, dalit, strati sociali dell'India contemporanea sistematicamente ignorati o, peggio, vessati dall'establishment nazionale. Chi scrive non è un esperto esegeta dell'opera di Devi, ma comunque proviamo a dare qualche consiglio per avere un assaggio di chi era e cosa ha rappresentato per l'India Mahasweta Devi.

Mahasweta Devi è morta in una clinica di Calcutta, dove ha vissuto per tutta la vita dopo essersi trasferita in giovane età, dopo la Partition, da Dhaka, attuale capitale del Bangladesh. Nipote di Ritwik Ghatak, tra i principali esponenti del neorealismo indiano, ed ex moglie di Bijon Bhattacharya, drammaturgo tra i fondatori dell'Indian People's Theater Association, in un paese dove le figlie e le mogli brillanti spesso vengono riconosciute come astri che brillano di luce non propria Devi è stata testimone vivente di un attivismo reale, non di maniera, facendo della propria esistenza la dimostrazione delle proprie convinzioni.

A pochi anni dalla nascita del suo unico figlio, Nabarun Bhattacharya (a sua volta scrittore e poeta molto noto), Devi lascia il marito e si trasferisce a vivere da sola per riconquistare la propria indipendenza e uscire da una relazione che stava andando deteriorandosi: è il 1959, basta questo per apprezzare il peso - e il conseguente stigma sociale - che una scelta del genere poteva comportare allora.

Devi alterna la carriera di giornalista d'inchiesta nelle zone rurali del paese a quella di scrittrice di prosa e racconti, affrontando di petto tematiche fino allora raramente considerate meritevoli di attenzione: le vite dei dalit, dei tribali e dei naxaliti - i maoisti indiani nati proprio in Bengala occidentale - venivano rese dando loro voce, non semplicemente «raccontandoli». Un punto di vista privilegiato che Devi si è guadagnata calcando a piedi le zone rurali di diversi stati indiani, intessendo rapporti diretti e profondi con persone generalmente discriminate o tenute alla larga dall'«India bene» dalla quale proveniva.

Tra i diversi articoli usciti in queste ore per celebrare la vita della scrittrice ne segnaliamo due: uno sull'Indian Express, che ritengo completo e obiettivo, e un altro su Dna India, scritto dal nipote di Devi, che ha il pregio di darci un punto di vista interno anche di intrecci di rapporti familiari piuttosto turbolenti tra Devi e il figlio Nabarun, morto qualche anno fa.

Qui sotto c'è un'intervista in inglese e bengali, sottotitolata, a Mahasweta Devi, registrata qualche anno fa nella sua casa di Calcutta. Trovo che il racconto autobiografico di mezz'ora sia esaustivo ed esemplificativo del carattere combattivo di Devi. Era un'intellettuale comunista, femminista e indipendente.

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In Italia i suoi racconti sono stati pubblicati da Einaudi nella raccolta La preda e altri racconti, che si spera sia ancora in circolazione.

Qualche anno fa il regista italiano Italo Spinelli ha realizzato un lungometraggio basandosi su uno dei racconti di Devi. Il film, presentato al Festival del Cinema di Roma, si intitola Gangor e anche quello, se riuscite a recuperarlo, merita.

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@majunteo

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