Chi muore di caldo in India e le "strade di lava" a New Delhi

Qui in India le temperature della stagione secca pre monsonica – la più calda dell'anno – sono davvero senza precedenti. E senza precedenti sono le morti legate al caldo, ormai ben oltre le 1500, quando il monsone sta per arrivare nell'Est del paese, coprendo tutta l'India in non prima di un mese. Ma chi muore di caldo? E soprattutto, si muore davvero "di caldo" in senso stretto? Diamo un'occhiata ai numeri, alla geografia e anche alle strade che si sciolgono come lava a Delhi, che non è proprio così ma faceva figo dirlo e quindi lo si è detto molto.

 In questo periodo dell'anno, cioè dalla fine di aprile a metà giugno, a spanne – l'ondata di caldo nel paese è fisiologica, ciclica, se la aspettano tutti come ultima prova di resistenza prima della stagione delle piogge. Ma quest'anno, stando alle statistiche, pare abbiamo superato ogni record: nell'India centro-meridionale, in particolare negli stati del Telangana e dell'Andhra Pradesh, il termometro ha sfiorato i 50 gradi; qui a New Delhi qualche settimana fa si è toccato quota 45 (e non parliamo di temperatura percepita) e mentre scrivo – è mezzogiorno e mezzo – fuori la temperatura pare sia di 39 gradi (percepiti).

Per noi benestanti che facciamo avanti e indietro, al massimo, tra casa con ventilatori e/o aria condizionata a ufficio con ventilatori e/o aria condizionata, il disagio c'è ma è tutto sommato sopportabile (seguendo, ad esempio, questo vademecum che avevo stilato l'anno scorso): ci si barrica al chiuso, si beve tanta (ma tanta) acqua, si evita di uscire nelle ore più calde. In estrema sintesi: ci si comporta come un ligio telespettatore del Tg4.

Chi non si può permettere questi lussi, di caldo ci muore, e il caldo in questi casi agisce più da detonatore di condizioni di vita difficilmente immaginabili dalla nostra parte di mondo.

Prendiamo l'esempio del Telangana e dell'Andhra Pradesh (fino a poco tempo fa erano uno stato solo): dall'inizio della stagione pre monsonica, secondo i dati del governo, sarebbero morte di "colpo di caldo" più di 1000 persone solo in questi due stati, un bilancio al quale si aggiungono i morti dell'Orissa e i – pochi – del Bengala occidentale. Un'infografica pubblicata qualche giorno fa dal The Hindu rende meglio di ogni parola la situazione.

Chi muore di caldo? Principalmente contadini, "daily workers" e operai, gente che vive tutto l'anno attorno alla soglia di povertà e in una stagione assassina come questa deve decidere se rischiare di morire lavorando sotto il sole – nei campi, nell'edilizia, nella raccolta dei rifiuti, in fabbrica, nei forni dove cuociono mattoni – o se essere certa di morire di fame senza un soldo da spendere per poter provare a sfamare la propria famiglia. Il tutto in una condizione di siccità estrema.

Mahalakshmi, una lavoratrice del Telangana impegnata in un cantiere edilizio, ha dichiarato al Guardian: «Se non lavoro per il troppo caldo, come farà la mia famiglia a sopravvivere?». Secondo il quotidiano inglese Mahalakshmi guadagna 200 rupie al giorno (meno di tre euro).

L'ondata di caldo, quindi, va ad accanirsi sulle classi più disagiate, abituate a vivere in una condizione di abbandono quasi totale da parte dello stato, incapace (nel senso che manca proprio la capacità di acqua e risorse) di mettere a punto un piano d'emergenza o un welfare sufficiente a risparmiare ai lavoratori la scelta di come rischiare di morire, se di caldo o di fame.

In quest'altra collezione di infografiche sempre del The Hindu si avanza addirittura la possibilità che la stima delle morti sia abbondantemente calcolata per difetto, con un margine di inaccuratezza enorme. Il problema, secondo uno studio fatto sulle morti di caldo nella città di Ahmedabad nel 2010, è appurare il caldo come la causa diretta della morte di qualcuno.

Le statistiche tengono conto solo del referto medico della polizia, tagliando fuori realisticamente centinaia di persone morte "di caldo" ma che non hanno raggiunto un ospedale o non sono state denunciate alle autorità. Il caso di Ahmedabad è esemplificativo: secondo il governo indiano, nell'ondata di caldo del 2010 (una delle peggiori degli ultimi anni) in tutta la città del Gujarat, comprese le periferie contadine, sarebbero morte solo sei persone; secondo uno studio indipendente fatto sullo stesso territorio e nello stesso lasso temporale, le morti causate dal caldo sarebbero state più di 1300.

E veniamo alle strade che si sciolgono a New Delhi. Una foto è girata molto anche all'estero, mostrando le righe bianche di una strada asfaltata apparentemente deformate in stato liquido, come se il caldo le sciogliesse. Un articolo di Scroll.in ci aiuta a capire l'entità del fenomeno e a escludere l'effetto lava sulle strade della capitale.

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È vero che l'asfalto è bollente (più di 50 gradi) ed è vero che a quelle temperature il bitume con cui vengono costruite le strade si ammorbidisce e si muove sotto il peso dei camion che inchiodano dopo aver planato sui dossi; ma Delhi non è attraversata da fiumi di lava, per cortesia...

Secondo le previsioni meteo indiane, il monsone dovrebbe raggiungere la parte  orientale del paese dalla prossima settimana, estendendosi su tutto il territorio nel giro di un mese. A New Delhi le piogge dovrebbero iniziare i primi di luglio: significa un altro mese di passione.

@majunteo

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